Quanta strada nei miei sandali

Per questo ultimo post di luglio, ho fatto un esercizio. Mi sono immaginata sotto un faro, sulla punta di una lingua di terra e mi sono guardata da lontano.
Cosa vedo da laggiù se guardo verso di me?
Dodici mesi in cui molte cose hanno preso una grande accelerata, nei quali la difficoltà più grossa è stata quella di mantenere la calma, dando priorità alle cose che bussavano tutte insieme all’uscio.

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Il mio posto del cuore

Mi arrendo, sono stanca e non lo nascondo. Gli ultimi giorni mi stanno pesando come mille sulle spalle e per rispettare le consegne faccio orami riti vudù per mantenere la concentrazione e finire una cosa per volta. Sto andando in vacanza? Purtroppo non ancora, ma devo rallentare e allora mi concedo delle pause.

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Perché serve aggiornarsi

È vero, lavoro nel web, dovrei avere la passione di smanettare da sola. Invece no, impiego il mio tempo lavoro a fare altro, che spesso ha una valenza diversa e quindi se voglio risparmiare tempo e avere il top della qualità, chiedo a una professionista. Mi aggiorno per offrire un servizio migliore, coerentemente a ciò che desidero essere, ovvero una professionista affidabile.
E a me questa cosa fa sentire proprio bene.

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La mia personale recherche

Mi sono trovata a disquisire di tempo, quello del lavoro e quello della vita, in una conversazione a distanza, molto stimolante. Queste le conclusioni alla fine degli scambi, che se solo riuscissi a fare mie per un terzo, già ne sarei felice.

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Lasciare la porta aperta

Un po’ di tempo fa sono arrivata ad un punto in cui ho capito che l’orizzonte quotidiano non mi bastava più e ho iniziato a cercare un modo per guardare oltre.
Non sapevo bene né cosa stessi cercando, né tanto meno come cercare, semplicemente ho lasciato la porta aperta alla conoscenza e alla contaminazione.

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Quando parli, ti ascolti?

Seguendo le persone presentarsi e raccontare i loro business ho notato che molte persone non si ascoltano, ovvero parlano a fiume, senza registrare l’interesse dell’interlocutore, senza dar possibilità di far domande, facendo un’apologia di loro stessi e delle loro attività, ovvero senza ascoltare (non solo con le orecchie, ma anche con gli occhi) le reazioni di chi hanno di fronte.

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