Con calma, me la sono presa con molta calma quest’estate. Sono stata via poco, ma ho rallentato molto. Ne avevo bisogno.

Ho scelto delle vacanze in famiglia, che per me vuol dire un po’ gli uni un po’ gli altri. E soprattutto, ho preso del tempo per me, in cui ho svuotato la testa, lasciando andare ogni giorno un pensiero inquinante e ho fatto spazio al vuoto, trattenendo solo un paio di sensazioni dolci, che mi sono coccolata tutta l’estate. Sono tornata più leggera.

Ho tenuto insieme i miei affetti, anche se sparsi per l’Europa.

È stato il primo vero distacco da mia figlia che è andata a studiare due mesi all’estero, ma ho mantenuto con lei un contatto più stretto di quando viviamo la quotidianità, nella quale come cane e gatto siamo sempre a discutere su stanze da mettere in ordine e vestiti da comprare.

Ho passato una settimana con mia mamma, che come una bambina aspettava questo momento di condivisione con gioia e l’ha vissuta appieno, gioendo di ogni momento e tramonto ammirato insieme.

Ho ricevuto un messaggio con il rumore del vento sull’oceano Atlantico, che mi fa compagnia prima di andare a dormire, mentre immagino le onde assordanti che si frangono sulla costa francese.

In un certo senso è come se fossi stata anche lì, basta chiudere gli occhi e immaginare.

Ho pedalato con mio figlio 320 km lungo il Danubio, partendo dalla Germania e arrivando a Vienna.

E mentre passavo da una situazione all’altra, da una compagnia all’altra, tenevo questi affetti vicini a me, nel mio cuore e nella mia testa, come se li avessi tutti a fianco nello steso momento.

A fine vacanze ho iniziato a ricevere i messaggi di alcuni clienti e amiche che dicevano “quando torni? mi manchi” e quando sono arrivata sono stata accolta da “sono felice tu sia tornata”. Mi sono sentita amata.

Voglio esprimere gratitudine a questa estate che mi ha fatto provare la pienezza di ogni momento vissuto.

Mi congratulo con me stessa per aver usato questo tempo per svuotarmi e per aver tenuto solo le cose importanti.

Sono felice di aver fatto una fatica fisica, che non ero sicura di poter sopportare. Ho voluto spingere un po’ più in là i miei limiti facendo un viaggio in bicicletta, cambiando letto tutte le notti, pedalando sotto il sole e la pioggia, aprendomi a nuove conoscenze.

Soprattutto ho condiviso questa esperienza con mio figlio, che l’anno prossimo prenderà il largo come sua sorella e questa era un po’ un’ultima occasione per spassarcela fra di noi.

Scegliersi una fatica da fare è una scossa di vita pura. Soffri, ti chiedi perché l’hai fatto, godi quando arrivi alla tappa la sera. Scopri che non solo il paesaggio che hai visto è stato tutto registrato nel tuo profondo, ma hai anche dato sfogo ai pensieri a ruota libera, cantando a squarciagola mentre pedali, commuovendoti nel sentire il profumo dei ciclamini selvatici dentro ai boschi, perdendoti nei verdi che non sono quelli abituali, bagnando i piedi nel Danubio quasi per compiere un rito.

Mi è mancata la Toscana, dove sento fortissime le mie radici, ma so che è lì, che mi aspetta, prima o poi ci torno.

Tornando a casa mi è sembrato che Torino si fosse un po’ ristretta e l’ho trovata trascurata, quasi ferita dall’incuria. E questo mi rattrista tantissimo perché è una città che amo, dove non sono nata ma in cui ho scelto di vivere e in cui mi sento un gran bene.

L’arsura di un’estate dal caldo folle ha lasciato il segno su questa città. Il fiume che l’attraversa è mezzo vuoto e la sporcizia e un odore poco piacevole si sono fatti spazio là dove d’inverno scorre un’acqua che in certe giornate è di un verde incredibile.

Facile fare i confronti con le città straniere che ho visitato in questi anni: Amburgo, Berlino, Budapest, Vienna, Lione, tutte città che sicuramente avranno problemi amministrativi e sociali non da poco, ma che hanno investito nella cura dei corsi d’acqua fondamentali per la loro vita. Perché non Torino? Per carità non voglio fare un discorso politico, ma mi addolora vedere tanta bellezza sprecata o meglio non valorizzata. Che soluzioni propongo, visto che mi lamento? A livello amministrativo, francamente non saprei, ma sul piano individuale penso che si possa e si debba fare tantissimo. La sporcizia c’è perché ognuno di noi la lascia, il surriscaldamento climatico è anche frutto del comportamento dei singoli, non solo delle grandi industrie o delle potenze economiche mondiali.

Quindi mi sento chiamata in causa per fare di più e meglio il mio pezzo.

Anche a questo servono le vacanze, a tornare con rinnovato ardore a svolgere i propri compiti e a essere cittadini più responsabili, non tanto per grandi ideali (che non guastano), quanto per vivere meglio, anche oggi non solo in un futuro.

Si ricomincia a tutto tondo e mi auguro un anno vigoroso, che sfrutti tutta la bellezza accumulata quest’estate, per dare i suoi frutti.

 

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