Un paio di venerdì fa ho partecipato all’incontro mensile di Creative Mornings di Torino.

Il relatore era Emanuele Balboni, astrofisico, astrofotografo paesaggista e divulgatore scientifico presso il Planetario di Torino e ha parlato di Serendipità, nella sua accezione migliore: apertura.

Un incontro molto stimolante, fatto di foto (scattate dallo stesso Balboni, guardate il suo sito) e di slide che aprono la testa:

  1. Uno scienziato raramente trova ciò che cerca (trova di meglio)
  2. Guarda dove nessuno ha mai guardato e farai scoperte sensazionali.

Due ottimi punti di vista per iniziare la giornata e per dare un senso a quello che mi sta succedendo in questo momento.

Un po’ di tempo fa sono arrivata ad un punto in cui ho capito che l’orizzonte quotidiano non mi bastava più e ho iniziato a cercare un modo per guardare oltre.

Non sapevo bene né cosa stessi cercando, né tanto meno come cercare, semplicemente ho lasciato la porta aperta alla conoscenza e alla contaminazione.

È successo un po’ di tutto, con conseguenze non sempre piacevoli, però ho iniziato a trovare, o meglio cogliere, qua e là spunti di tutti i tipi, che mi hanno riportato quell’energia vitale che si era appannata negli ultimi tre anni.

Ritorniamo alle slide di Balboni.

È vero, raramente si trova ciò che si cerca, ma ci sono buone possibilità di trovare di meglio e di inaspettato.

Uno dei modi per girare in tondo anziché avere un percorso lineare che porti da A a Z è quello di avere grosse aspettative, che poi si frangono sul muro delle delusioni. Partire senza aspettative, ma in ascolto verso ciò che potrebbe arrivare alle nostre orecchie, anche per puro caso, è molto più soddisfacente e in ogni caso arricchente. Nulla cercavo, tanto mi è stato dato. Che non vuol dire che mi accontento, io proprio no, né che non ho determinazione, semplicemente mantengo costante l’apertura verso ciò che può succedere. E il premio arriva, spesso inaspettato e dolcissimo.

Secondo punto: cercare in posti in cui normalmente non sei abituato a muoverti. Che potrebbe essere, se fai il panettiere, cerca ispirazione in un museo, se fai l’ingegnere cerca ispirazione in un atelier di moda, ovvero spiazzati, vai in giro e posa le ali da un’altra parte.

Di nuovo una precisazione. Non vuol dire essere banderuole girate dal vento, senza senso critico, ma accogliere nuovi pensieri, persone, abitudini, da filtrare ed elaborare se interessanti per la propria vita.

Personalmente non posso davvero buttare via nulla, ma proprio nulla della mia vita. Mi porto dentro tutto e ringrazio di ciò che ho vissuto. E non mi basta mai, quindi cerco, apro, contamino, unisco cose apparentemente non in connessione. Non posso farne a meno.

Apertura e contaminazione sono due parole che mi seguono e precedono in modo naturale in tutto quello che faccio.

Prendo cose da un mondo e le porto in altro. Un piccolo seme che spero germogli, un ricordo che resta fissato, una conoscenza che possa servire anche ad altri, un’ispirazione che faccio mia per risolvere un problema sul quale mi avvito da tempo.

So di non essere l’unica a pensarla così, ma viverla sulla mia pelle ha tutto un altro gusto che leggerla e ascoltarla da altri.

La mia porta è sempre aperta, sia per uscire a cercare, sia per far entrare qualcosa di nuovo che non conosco, così come per mischiare persone e situazioni che possono avere beneficio ad incrociarsi.

Diversamente non saprei proprio come vivere e non ho paura degli spifferi.

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