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Per questo ultimo post di luglio, ho fatto un esercizio. Mi sono immaginata sotto un faro, sulla punta di una lingua di terra e mi sono guardata da lontano.

Cosa vedo da laggiù se guardo verso di me?

Vedo una persona che nell’ultimo anno ha fatto più di una rivoluzione, personale non collettiva, non millanto tanto.

A luglio dell’anno scorso a quest’ora avevo appena comprato un nuovo dominio e Rossana Degiovanni mi consegnava il logo, mentre Ljuba Daviè teneva il tempo per la consegna dei testi del sito che mi stava confezionando con amore.

Da ottobre 2016 ad oggi ho scritto 42 post (a chi lo fa da anni sembrerà una enorme bazzecola, a me sembrano tantissimi, se penso che non volevo scriverne neanche uno) e a ottobre 2017 festeggerò il primo anno online, regalandomi una SEO tutta nuova grazie a Tatiana Schirinzi, che ci sta già lavorando alacremente.

Sono quasi incredula mentre scrivo, mi sembra la vita di un’altra persona, non la mia.

Dodici mesi in cui molte cose hanno preso una grande accelerata, nei quali la difficoltà più grossa è stata quella di mantenere la calma, dando priorità alle cose che bussavano tutte insieme all’uscio.

Per me è stato un bel esercizio di pazienza. Io sono una di quelle che va in aeroporto e in stazione 4 ore prima della partenza, perché non si sa mai. Imparare a dominare l’ansia di scadenze, sovrapposizioni di lavoro e famiglia (due figli adolescenti che entrano ed escono di continuo), le attese di risposte che non arrivano nonostante i riti propiziatori, l’eterno quesito “ma sarò capace di fare questa cosa?” non è stato per niente semplice.

Dal mio osservatorio sotto il faro cerco di vedere ciò che c’è stato, non solo quello che non sono riuscita a fare. Sono una persona molto esigente, con me stessa in primis.

Predico agli altri di celebrare i risultati, mentre a me ripeto di continuo “si può fare di più”, che è vero, ma si può anche accettare di aver già fatto un pezzo di strada.

Ho avuto bisogno di fare questo esercizio perché mi sono resa conto che mi sono trovata stanca tutto d’un colpo. Mi sembrava impossibile, faccio un sacco di cose belle, che scelgo, lavoro e gestisco la famiglia come mille altre donne al mondo, non faccio eccezione. Quindi perché essere stanca? Perché sono umana e se fare tutte queste cose mi sembra più che normale devo accettare anche di essere stanca. Invece questo non me lo concedo, anzi mi sento un po’ in colpa.

Comunque dicevo, cosa vedo da sotto il faro?

  • Progetti che si sono concretizzati
  • Clienti che mi hanno dato fiducia
  • Piccolo fatturato realizzato
  • Nuove cose imparate (fra cui una grandiosa spolverata al mio francese, che sono tornata a scrivere e parlare fluentemente)
  • Viaggi, a occhi aperti e a occhi chiusi
  • Amicizie che si sono consolidate e che hanno accompagnato tutte le mie bizzarrie di questi mesi, senza giudicare
  • Figli che stanno trovando la loro strada, grazie anche alla mia sponda (un cesello continuo, fra esserci e non esserci troppo).

Tutto fatto con passione, non sempre in modo perfetto, ma con l’aspirazione ad andarci vicinissimo, pena qualche mal di pancia e notte insonne.

Ora mi fermo un attimo e mi butto da qualche parte a tirare il fiato.

I sandali quest’estate li voglio usare per fare una strada che mi distragga da tutto, poi si riprenderà anche il cammino del lavoro, magari senza dimenticare quanta strada si è già fatta in questi primi sette mesi dell’anno.

 

 

 

 

 

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