Un anno dopo si torna al Freelance Camp, con tutte le emozioni che accompagnano questo evento e che lasciano tramortiti per un bel po’ di tempo.

Per me è il secondo e lo stupore continua ad accompagnarmi. Chi avrebbe mai detto che sarei entrata in questo giro di zuzzurelloni del web? Me lo avessero detto solo un paio di anni fa avrei candidamente risposto: “io non sono all’altezza di queste persone, non posso neanche presentarmi all’uscio”.

Le cose non sono molto cambiate perché continuo a restare quella che ne sa meno di tutti, ma l’idea di esserci, ascoltare e poter raccontare anche la mia esperienza, che per quanto piccola oggi c’è ed è tangibile, dà una grandissima soddisfazione.

L’anno scorso:

  • non avevo ancora riaperto la Partita Iva, oggi sì e fatturo
  • non ero ancora andata online, oggi sto riscrivendo il sito in ottica SEO
  • non ero molto sicura di me, oggi un po’ di più.

Il Camp mi ha aiutata? Sicuramente sì, perché alcune persone conosciute l’anno scorso in carne e ossa le ho poi seguite sul web, imparando molto non solo da ciò che dicono anche da come lavorano.

Gli interventi che si ascoltano al Camp sono tutti molto interessanti, alcuni li senti più tuoi, altri sono comunque uno spunto per aprire il proprio modo di pensare, che per me è ossigeno.

Il Camp è soprattutto una community, vivace tutto l’anno, che pochi mesi prima dell’evento si infiamma e inizia a diventare febbrile negli scambi.

Chi cerca biglietti (vanno sold out in pochissimo tempo come quelli del concerto degli U2), chi offre passaggi, chi divide la camera, chi propone birrette, chi si candida a speech di tutto rispetto, chi si presenta e ti racconta chi è e cosa fa.

Una bella carica emotiva, perché impari e ascolti le storie degli altri, che magari fanno il tuo mestiere da più tempo e ti possono dare delle dritte più che valide per aggiustare il tiro.

Ascolti la tua commercialista spiegare in termini semplici e convincenti come si apre una Partita Iva e confermi a te stessa di aver fatto la scelta migliore, prendendo lei come consulente.

Una recruiter che l’anno scorso aveva un bel pancione e quest’anno si presenta con un pupo stupendo, chiedendo chi lo può intrattenere mentre ci spiega un paio di cose sulle tipologie di clienti.

Ci sono anche i maschietti, non crediate, che parlano di slide chiare ed efficaci (non basta mai, davvero mai, sentire questo catechismo) oppure di come si fanno podcast che portano fatturato.

Un intervento su tutti credo abbia aperto gli occhi a molti ed è stato quello di Federica De Stefani sull’uso appropriato di foto, fonti, chat e screenshot, per cui tutti abbiamo peccato almeno una volta, girandoli per comodità o velocità ai nostri contatti, commettendo automaticamente illecito.

E poi gli abbracci dal vero, che per chi lavora dietro uno schermo sono senza prezzo. Ti riconosci dalla foto profilo, chiedi timidamente, ma sei tu? E ti butti a capo fitto a chiacchierare per continuare tutti i discorsi iniziati sul web.

Io per non sbagliare sono andata a molestare tutte le persone che stavo cercando mentre erano in coda per la registrazione, così, tipo maestrina, le ho trovate e abbracciate tutte.

Tonnellate di foto ad un mare inusuale per me, piatto e lungo, con una sabbia finissima su cui ho scritto le parole che volevo affidare al vento, ora sono in viaggio verso chi le deve ricevere.

Sorrisi e foto ricordo anche fra associate di Rete al Femminile, una community in grande crescita ed evoluzione.

Ci tornerò nel 2018? Sicuro e per questa terza volta prometto a me stessa che mi candiderò per fare un mio intervento, mi sono venute mille idee quest’anno e forse, lascerò a casa un po’ di paura.

Chi si unisce al #freelancecamp2018?

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