Rimettere le mani sulla tastiera dopo un mese di assenza dal blog non è stato semplicissimo.
Nel mezzo ho scritto qualche post sui social, tanti appunti personali, gli esercizi di scrittura de La Scianca, ma la testa è rimasta impigliata altrove, soprattutto in un ritmo pigro e ben diverso da quello sostenuto durante l’anno. E poi ho letto, con una voglia e uno slancio che mi mancavano da tempo.

Ritmo che mi ha intossicato un po’, lo confesso, quello dell’inverno, poi della primavera, fino all’estate. Un anno diverso dal precedente perché come dice Paolo Lorini nelle Conversazioni Illuminanti di Super Good Life, il secondo anno lavori per pagare le tasse ed è così.
Fatichi, fatturi e poi tutto se ne va giù per il tubo degli F24. Non che sia una scoperta, per carità, però dire che proprio lo si faccia felici questo no.

Di scomparire ad agosto non l’ho deciso a tavolino è venuto spontaneo, come l’anno precedente, me la sono rischiata senza soppesare troppo le conseguenze di un blackout. Anzi ho proprio considerato che non sono nessuno e non salvo vite umane, quindi è un po’ presuntuoso pensare di non poter lasciare la presa per qualche settimana, per paura di essere dimenticati. Lo ha detto, come sempre molto bene Riccardo Scandellari prima di chiudere per meritate vacanze: “Ho basato il mio stile e i miei insegnamenti su una divulgazione che cerca di non interrompere, non urla e non promette ciò che non riesce a mantenere. Perché questo è il contenuto di cui voglio nutrirmi io stesso e non sopporto chi strappa con l’inganno la mia attenzione. Quelli da cui posso imparare possono evitare di mandarmi notifiche, perché sono io ad andarli a cercare con frequenza. Così vorrei accadesse anche a me.”

Sposo in pieno questo pensiero, fuggo da chi cerca di vendermi le pentole e anche i coperchi con promozioni imperdibili, seguo chi mi sussurra i concetti e soprattutto mi mette la pulce nell’orecchio per i cambiamenti. E capisco che se vanno in vacanza li aspetto con piacere al ritorno. Mi piace pensare che qualcuno avrà aspettato anche me.

L’anno scorso il mio post di rientro era forse più sbarazzino, più pieno di buon propositi. Quest’anno è più riflessivo, perché si percorrono strade, si matura (anche professionalmente) si immaginano scenari diversi. E di maturità e esperienza ne leggo sempre tanta in Enrica Crivello che sul rientro dice “Quest’anno sono rientrata dalle vacanze e non ero in ansia. Ero concentrata e assorta, per la prima volta invece di preoccuparmi dei miei impegni me ne stavo occupando. Se la preoccupazione mette agitazione, l’occupazione mette in moto”.

Rientrare senza ansia credo sia un miraggio, ma in effetti può essere attenuata se non imbavagliata del tutto mettendo in campo poche ma mirate scelte, una fra tutte quelle di andare avanti, proprio come Enrica scrive: “continuare a fare quello che stavi facendo, perché la strada è quella, quindi avanti così”.

E da qui riparto anch’io perché voglio essere aggrappata saldamente a ciò che faccio e farò. Dubbi e incertezze ne ho da vendere al mercato, ma mi alleno a vedere ciò che funziona non ciò che non funziona. Per questo cerco di avere un approccio analitico e cerco soluzioni, soprattutto so che se anche sono la front woman del mio lavoro, non posso fare tutto da sola. L’eterno problema del freelance: libertà versus solitudine? Io non voglio lavorare da sola, voglio essere parte di una rete e sempre mi muoverò in questa direzione.
In più so di avere bisogno di un aiuto esterno, lucido e distaccato rispetto a quella che posso essere io, e non esito a chiedere.

La somma di metodo, costanza, analisi e appoggio esterno sono il mio antidoto all’ansia da rientro.

Sapere di poter gestire più fronti mi permette di rivolgermi con serenità ai clienti, per prendermi carico delle loro incertezze o dubbi e in cambio fornire soluzioni.
Non è mai tardi per scrivere un progetto, riprendere in mano il blog, aggiornare gli archivi e il data base dei contatti. Se si stabilisce che sono priorità fondamentali per il proprio business si trova una soluzione e spesso la migliore è delegare qualcuno che lo sappia fare con metodo e in tempi rapidi.

Per questo auguro a tutti un buon rientro, focalizzato sulle priorità da affrontare e senza aver paura di chiedere aiuto.

Io di rientrare ne ho voglia, anzi direi che ne ho un certo appetito, ma non mi voglio abbuffare, voglio gustare, farci stare solo quello che ci sta. Preferisco scegliere alla carta più che prendere un menù turistico. Non sarà la quantità a buon prezzo, ma la qualità al giusto prezzo, quello che sceglierò per la ripresa.

Chi si unisce al mio tavolo?