carta e penna per pianificare il business

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Il busines plan è l’argomento del secolo, non c’è dubbio! Sabato 24 marzo da Toolbox Coworking a Torino, se ne è sentito un gran parlare al Freelance Day. Avete mancato questo appuntamento? Dando un’occhiata al programma  si capisce come la prossima edizione non si possa bucare. Io ho partecipato a tre e nessuna mi ha delusa, anzi, direi un crescendo di interesse, organizzazione e relazioni.

E dove si parla di Freelance si parla di business plan e anch’io (ri)dico la mia.

Quando si deve fare un business plan?

Due sono le situazioni in cui è necessario programmare spese e linee di sviluppo:

  • quando si ha una nuova idea imprenditoriale (una pizzeria, un FabLab, una società di consulenza, un laboratorio artigianale, ecc.)
  • quando, alla fine del primo anno di attività in cui ci si è presentati al mondo, si decide di cresce e fare sul serio (sarebbe meglio farlo prima di iniziare, ma fatto alla fine di un primo anno, in cui si hanno anche elementi maggiori, è di grandissima utilità)

Ho una nuova idea, funzionerà?

Avere un’idea geniale, creativa, innovativa non è sufficiente. Deve poter reggersi sulle gambe e procedere a passi spediti. Prima di tutto va verificata, descritta dettagliatamente per ciò che è oggi e ciò che diventerà domani. Le idee per avere una forma vanno scritte, facendo fatica e ponendosi un sacco di dubbi.

Una volta scritto il cuore del progetto (e posso garantire che non è cosa facile, spesso da un mese di tempo si passa a due per farlo) si scrivono i numeri e si verificano. Se non stanno in piedi, si riparte da capo, si trova la falla, si capisce cosa non funziona se non si riesce a prevedere un utile crescente nel triennio. Questo lavoro va fatto prima di buttarsi all’avventura, soprattutto se si vendono beni, se si devono acquistare macchinari, attrezzature, chiedere prestiti (che costano), prevedere del personale.

Cosa farò da grande?

Al Freelance Day ho ascoltato con massima attenzione Silvia Barra chimica e traduttrice scientifica, che ha spiegato come scrivere il suo business plan ha dato una rotta diversa alla sua attività già avviata. Silvia si è posta degli obiettivi, ha pianificato delle azioni su base annua, ha deciso a chi rivolgersi (cliente ideale) e capito dove trovarlo. Non ha avuto paura a chiedersi quanto voleva guadagnare (parlare di soldi fa sempre andare in crisi, chissà perché) e ha previsto tutte le spese che l’attività necessita (inclusa la formazione). Sembra banale, ma da questa pianificazione ne è venuta fuori solidità e crescita.

Anche Maddalena Pisani, web designer in un post ha confessato come per ridare slancio alla sua attività è dovuta passare per la cruna dell’ago del suo business plan. Se si vuole crescere, lo si deve pianificare, si deve avere un obiettivo e immaginare una strategia per arrivarci. Può essere semplificato o complesso, ma ci vuole un piano.

Le aspettative

Seguo sempre con enorme interesse Riccardo Scandellari, che con i suoi post porta l’attenzione su argomenti per nulla scontati. In questo ha spiegato che avere delle aspettative emotive nei confronti di comportamenti di altri nel lavoro, genera delusione e immobilità. Sono molto d’accordo e spesso mi sono trovata paralizzata, anche nei rapporti personali da aspettative mancate. Tuttavia credo sia necessario distinguere le aspettative emozionali da quelle economiche, che invece è sano avere e pianificare. Lo stesso Scandellari dice “sto affermando che non avere aspettative mi consente di essere più lucido e concentrato, di poter lavorare in modo energico su progetti concreti e in cui ci sono forti elementi di sicurezza quali contratti, anticipi pagati e cose che dipendono quasi esclusivamente da me”.

Ecco la pianificazione economica, parte dalle aspettative di crescita degli incassi, che si basano su obiettivi concreti e verificati, posti all’inizio di ogni anno.

Facciamo un ripasso?

Di business plan ne ho parlato anche in una lunga intervista fattami da Audra Bertolone per il suo Podcast Lavorare da casa. Qui insisto tanto sullo scrivere le proprie idee per renderle concrete, verificare ciò che fanno gli altri (analisi della concorrenza), capire se c’è una sostenibilità economica del progetto oppure se è necessario (e come) trovare dei fondi. L’intervista è divisa in due puntate (prima e seconda) perché siamo andate un po’ lunghe con gli esempi, necessari a far capire cose che non stanno simpatiche a nessuno.

Numeri e parole devono allearsi per dare forma ai progetti, renderli concreti e con una prospettiva di crescita. Si può anche fare senza tutto ciò, ma la fatica è disumana e i risultati non sono garantiti. Per essere sicuri di non andare fuori traccia ci si può fare aiutare . Si fatica lo stesso, ma si è sicuri di muoversi nel modo giusto. D’altra parte le cose che non sono frutto di conquista non hanno sapore e festeggiare i risultati alla fine è una gran bella soddisfazione!