Come ho lavorato negli ultimi due mesi - Elena Augelli

costruire progetti con le parole

Sembra impossibile eppure siamo arrivati a una fine, tiepida, parziale ma pur sempre la fine dei due mesi più sconvolgenti e duri della vita di molti.
Vita che è andata avanti alla ricerca di un equilibrio quotidiano, che a volte si è smarrito persino fra il mattino e il pomeriggio di uno stesso giorno.
La costante per me è stata la rincorsa senza sosta di un ritmo che fosse abbastanza stabile per essere mantenuto in un tempo dilatato, a volte infinito.

Ho continuato a lavorare, seppur con l’orizzonte stravolto dalla cancellazione di due contratti, ritardi nel passaggio delle informazioni, nei pagamenti, nelle conferme di nuovi incarichi.
Quando non ho lavorato, ho studiato, riflettuto, rallentato, a volte pianto per l’impotenza di fronte a qualcosa che faccio ancor oggi fatica a accettare.

Le ore della mattina sono sempre state le più produttive, quindi ho mantenuto la sveglia presto, attaccando a lavorare non più tardi delle 8.30 e evitando di ammazzarmi lo spirito con social e notizie farcite di ogni mestizia. Non è sempre andata rose e fiori, soprattutto mi sono imposta di ignorare i miei figli che nonostante avessero lezioni online, sono sempre restati nei loro letti fino a ore inconfessabili.

 

Nuove consulenze, vecchie conoscenze

E poi sono arrivate tre mail, di clienti con cui ho già avuto modo di lavorare, che mi hanno chiesto di aiutarle a dipanare la matassa del momento.
Clienti differenti, attività in ambiti molto distanti fra loro, richieste nella pratica diverse ma nella teoria molto simili: “ho bisogno di definire i prossimi passaggi del mio business, mi aiuti a chiarirmi le idee?”
Quindi abbiamo cominciato a scambiarci un po’ di materiale, a fare delle call, in pratica a mettere ordine.
L’ordine può sembrare un vincolo, invece è un’enorme risorsa per impostare bene un lavoro.

 

Vuota il sacco, ti ascolto

È così che inizia tutto. Arriva una mail, che contiene gli indizi di quello che è il problema da risolvere. Poi si fa una call, dove allargo il discorso per capire bene dove si vuole arrivare e infine riorganizzo gli appunti che prendo, dando un ordine a quello che si stabilisce di fare.
Per due delle richieste che mi sono arrivate, si è trattato di una consulenza per una programmazione sui social.
Le chiacchiere quindi sono diventate:

  • la definizione di un pubblico e di un obiettivo
  • un contenuto
  • un calendario
  • gli hashtag
  • le foto e le grafiche

Chi si rivolge a me non ha bisogno di sapere come fare tecnicamente qualcosa ma ha bisogno di un confronto per organizzare il lavoro, creare il contenuto e rivedere i testi, se questi non sono scritti direttamente da me.
Nel terzo caso, non si è trattato di comunicazione ma di scelte strategiche per il futuro, di valutare delle strade da prendere e l’approccio è stato lo stesso: tiriamo fuori gli elementi, li analizziamo e li riorganizziamo.

 

Il mio metodo di lavoro

Per capire di cosa ha bisogno un cliente, vecchio e nuovo, devo dargli la parola.
Cerco di capire cosa vuole dire e anche non dire, quanto ha le idee chiare e quanto dobbiamo chiarirle insieme.
Per i lavori grossi, quelli in cui c’è da creare dall’inizio un sito o un progetto, parto da un questionario a cui però derogo quando percepisco la difficoltà del cliente a rispondere. Qui allora lavoro di più sulle call, che chiaramente allungano i tempi e i costi di consulenza, ma portano a un risultato con basi più sicure.
Una volta mi è capitata una cliente che non ha risposto sinceramente al questionario (rispetto agli obiettivi che aveva) e tutto il lavoro è andato fuori strada, quindi mi riservo sempre di fare una parte di conoscenza via call per essere sicura che gli elementi sui quali lavorerò siano coerenti e sufficienti a procedere.

 

Piccoli passi, grandi soddisfazioni

I lavori che ho descritto sono state piccole consulenze, con le quali per capirci non ci si paga l’affitto, ma hanno un significato importantissimo. Chi si è fidato di me continua a farlo e man mano che va avanti torna a confrontarsi con me.
Io stessa precedo un mattone sopra l’altro, sono felice che i miei clienti quando costruiscono i loro business chiamino me per capire se il loro cantiere funziona.
Questo ruolo di co-pilota mi è sempre piaciuto, perché andare dal macro al micro, magari con qualche bel elenco puntato, è quello che amo davvero fare.
La scrittura è trasversale a questo tipo di consulenza, c’è prima (quella tecnica che mette ordine), c’è dopo (quando creo i contenuti), c’è durante (quando costruisco la relazione con il cliente attraverso mille mail).

Mi auguro che maggio allarghi questa maglia di relazioni e che ciò che ha rallentato riprenda il suo ritmo, seppur adattato al nuovo scenario in cui viviamo.