il mio lavoro è aiutarti a spiegare il tuo lavoro attraverso un racconto

 

Da quando ho deciso di lavorare sulla scrittura professionale, tutto mi riporta alle parole in modo casuale o volontario.
Ho sempre cercato tracce, come un riflesso dentro una foto, collegamenti tra situazioni apparentemente opposte o significati nei segni che il destino lascia sulla strada quotidiana.
Oggi, dopo aver fatto un po’ di scelte importanti, vivo più che mai in un’attenzione costante e naturale per scovare questi punti di contatto, rafforzare le conoscenze e entrare nei meccanismi di ciò che mi circonda.
E così, mi sono resa conto che nello sport che ho scelto di praticare quest’anno si trovano delle corrispondenze con la disciplina della scrittura.

 

La cocciutaggine

L’anno scorso è stato un inverno poco sportivo, un po’ perché al rientro dopo l’estate avevo male a un ginocchio, un po’ perché mi ero lasciata vincere dalla pigrizia. Quest’anno, dopo parecchi anni che giravo attorno alla voglia di tornare a giocare a tennis, a metà agosto mi sono detta “ora è il momento giusto, provaci” e così timidamente, vestita più da gitana che da tennista, mi sono ritrovata su un campo da gioco.
Dopo le prime palle steccate, che fanno quell’orribile rumore stridulo perché colpite con il bordo della racchetta, anziché quello pieno e rotondo della palla colpita bene con il centro delle corde, mi sono messa in fase e ho iniziato a palleggiare.
Man mano ho riconquistato familiarità e ho deciso al rientro di informarmi per giocare regolarmente con un buon maestro e rimettere a posto vecchi e nuovi difetti.

 

Il maestro

Qualche cosa di quello che avevo imparato trentacinque anni fa l’ho mantenuto, per il resto il mio paziente maestro ha iniziato una lenta e metodica ricostruzione di quello che c’è da sapere sul tennis. I ricordi che avevo del campo di terra battuta rossa erano più o meno: guarda la palla, corri, colpisci, rientra. Oggi queste azioni, che in fondo sono le stesse, si sono trasformate e articolate in qualcosa di molto più interessante, che mi mette meravigliosamente davanti ai miei difetti e alla loro accettazione. E da qui è iniziato il mio nuovo modo di giocare a tennis e di guardare alla scrittura.

 

Ordine

La prima cosa che mi è stata detta e ripetuta è: ordine. Ogni volta che il gioco inizia devo controllare di essere in posizione, composta e pronta a andare incontro alla palla.
Sembra semplice, ma se lo si fa all’inizio non è detto che lo si faccia anche durante il palleggio. Ogni volta infatti che si rimanda la palla all’avversario, ci si deve ricomporre, in un atteggiamento ordinato e pronto a colpire di nuovo. No, non è forma: è concentrazione della forza, è bellezza, è ordine, appunto, che porta i movimenti successivi a esser fluidi e mirati.
Nella scrittura inizio allo stesso modo: faccio ordine, compongo il movimento, imposto il gioco. E a questo punto torno ogni volta che allargo alla ricerca della palla e del filo del racconto.
Di ordine nello scrivere ne parala anche Chiara Gandolfi di Balenalab nella prima puntata di Do-Nuts, il podcast con il web intorno di Ljuba Davié, che consiglio di ascoltare.

 

Stare nel momento

Colpire, né prima né dopo, colpire nel momento. Sembra normale ma non lo è per niente, spesso rischi di essere addosso alla palla, oppure di allungarti come Olivia (nel mio caso più che mai somigliante, seppur con qualche anno e chilo in più) senza arrivare a prendere correttamente la palla, perdendo quindi incisività nel tiro. Stare nel momento ti aiuta a capire qual è questo punto, per dargli forza e valore.
Per la scrittura è lo stesso, non devo anticipare un concetto, né stancare il lettore allungando il brodo con inutili parole. Il cuore della narrazione deve uscire nel momento giusto, avere la forza di farsi leggere, amare e ricordare, anche quando si tratta di una descrizione tecnica.

 

Equilibrio

L’equilibrio del corpo è la diretta conseguenza dell’equilibrio della mente, che sta nel momento. Se il pensiero è in equilibrio lo trasmette anche al corpo che diventerà simmetrico, anche in uno sport asimmetrico, perché la mano sinistra punterà alla palla che la destra colpirà.
Anche nella scrittura la mano sinistra bella alta (io sono destrorsa, ma a specchio si può fare il ragionamento per i mancini) punta la palla per permettere l’apertura del braccio destro che colpirà (scriverà). Un movimento bilanciato in cui è necessaria la cooperazione di entrambe le parti, destra e sinistra, altrimenti la palla va in rete anziché dall’altra parte e il testo si affloscia come un soufflé.

 

Dare la direzione

Guardare bene la palla e decidere in una frazione di secondo da che parte vuoi farla cadere: sotto rete, a fondo campo, nello spigolo del quadrato o del corridoio.
Quando scrivo, so sempre dove voglio andare. Lo stabilisco con una scaletta, che magari modifico strada facendo, ma che mi è indispensabile. Senza la direzione sarei persa e dai testi si capirebbe chiaramente se questa mancasse.

 

Accompagnare il colpo

Dopo l’impatto, la mano e il braccio non vanno ritirati come manovrati da un elastico, ma continuano a imprimere energia alla palla, in un movimento in tre tempi: impatto, colpo, direzione.
I testi che scrivo devono andare al di là della rete: colpiscono e restano efficaci finché non entrano per bene negli occhi e orecchie dei lettori.
Ritirare la mano a metà, non darebbe alle parole un ritmo armonico.

 

Gambe!

Ecco qua il brio del gioco: le gambe che ti portano da un estremo all’altro del campo, per poi ricondurti composto e ordinato (vedi che tutto torna) al centro. Le parole scelte, amate, sono le gambe della scrittura. A loro affido il movimento nel testo, senza perdere il filo, anzi le uso per riportare il lettore al cuore della descrizione ogni volta che si allarga nel rimbalzo dei concetti.

 

A primavera dell’anno prossimo spero di riuscire a giocare a tennis con una buona fluidità, assimilando fino in fondo i passaggi che il mio paziente maestro mi ripete con convinzione ogni settimana.
Con la scrittura ce l’ho fatta e continuo a tenermi in allenamento iscrivendomi a corsi, tutti diversi, per avere una panoramica il più ampia possibile. A fine ottobre sarò a Milano, di nuovo in aula con Simona Sciancalepore, felice di aggiungere un tassello alla mia formazione.

Nel frattempo scrivo tutti i giorni per i miei clienti, rivedo e ammorbidisco i loro testi, li aiuto a trovare il filo della narrazione. Li porto dall’ordine iniziale alle gambe! traducendo in parole scritte quello che spesso loro stessi non sanno di aver da raccontare.

Foto Pixabay

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