Come una consulenza esterna evidenzia il valore di un’azienda

17 Gennaio 2022 | Consulenza, Scrittura progetti e business plan

primo piano di un occhio

 

Un anno iniziato all’insegna dell’incertezza per aziende e liberi professionisti. Un inizio rallentato che però può essere lo stesso proficuo, se impiegato a analizzare e programmare i mesi futuri con l’aiuto di una consulenza esterna.
 
Le aziende sono spesso concentrate sulla loro produzione e gestione ordinaria. Quando va bene, hanno piani di sviluppo a lungo termine, altrimenti, come succede in questo periodo, aspettano di capire che aria tira prima di sbilanciarsi a prendere decisioni.
Quali decisioni? Quelle per esempio che riguardano la comunicazione e il marketing, oppure di business, per differenziare l’offerta, potenziarla, correggerla.
È in questi momenti che le aziende hanno bisogno di uno sguardo esterno, quello di un consulente.
 

 

Perché aprire le porte a una consulenza esterna?

 
I motivi sono due e sono molto semplici:
  • dall’interno le situazioni, viste sempre con lo stesso sguardo, rischiano di non essere valorizzate, perché considerate normalità o peggio proprio non registrate
  • uno sguardo esterno con competenze diverse, sa cosa andare a cercare, sa cosa mettere in luce, porta con sé la freschezza e l’esperienza di un altro mondo, che non è quello aziendale.
 
Aprire le porte a una consulenza significa guadagnare una visione d’insieme che spesso sfugge nella routine di produzione e commercializzazione.
Una visione d’insieme, che presa da un punto di vista alternativo a quello interno e abituale, fotografa dettagli preziosi.
 

 

Un impianto climatizzato diventa un punto di forza

 
Ad esempio, un’azienda che distribuisce prodotti di ricambio per macchinari, ha investito in un grosso impianto di climatizzazione per mantenere costante, all’interno del nuovo magazzino, la temperatura, estate e inverno, dei prodotti che distribuisce.
 
Di solito, questa azienda, quando parla con i suoi clienti, evidenzia come punto di forza il fatto che offre assistenza tempestiva.
Sicuramente i suoi clienti hanno bisogno di sapere di poter contare su una buona assistenza, ma anche di acquistare dei prodotti la cui qualità è costante e garantita durante tutto lo stoccaggio.
Il titolare dava per scontato che i suoi clienti conoscessero il valore aggiunto che viene loro offerto. Invece insieme abbiamo scoperto di no.
 
È successo infatti che visitando l’azienda, ho fatto delle domande sulla struttura del magazzino, sull’organizzazione e logistica, sui tempi, sulle caratteristiche dei materiali distribuiti, sulle differenti funzioni del personale.
Quando ho chiesto il perché di un impianto di condizionamento così potente, ho scoperto la sua funzione.
 
Scoprire diversi dettagli del processo lavorativo, mi è servito per raccontare come lavora l’azienda. Questi stessi dettagli, una volta evidenziati , hanno iniziato a diventare parte anche del messaggio dei venditori verso la clientela finale.
 
Spesso i venditori usano argomenti sentiti e risentiti, come appunto il servizio clienti (sacrosanto), il famigerato leader di settore (ovvero siamo i più bravi), perché difficilmente l’azienda trova da sé argomenti più articolati e interessanti da usare per le vendite. Qui è dove una consulenza fa cambiare la musica.
 

 

Andare per supermercati

 
Per capire, conoscere, un consulente deve passeggiare nei corridoi dei magazzini, fra le scrivanie delle aziende, incontrare le persone e farsi raccontare tutto quello che non è stato ancora detto o si dà per scontato.
 
Le persone vanno incontrate e se la pandemia ci impedisce di farlo dal vivo, bisogna ingegnarsi a farlo virtualmente, perché non si può lavorare su un business se non lo si conosce.
 
Ho assistito durante il primo e più duro lockdown a visite virtuali nei cantieri dell’Expo di Dubai, comodamente seduti in Europa, che hanno poi dato luce a padiglioni spettacolari. Allo stesso modo, credo che si possa entrare nelle aziende e conoscerle, nonostante la pandemia.
 
Nel suo ultimo libro Gianluca Diegoli, per me stella polare del marketing in Italia, racconta di capitolo in capitolo come si è recato in un centro commerciale, in un punto vendita di divani e persino al bar in compagnia di sua mamma (le mamme sono sempre un asso nella manica nella narrazione, anche la mia spesso mi è venuta in aiuto), per spiegare i fenomeni di marketing che ha analizzato.
In altre parole, è andato di persona a vedere, a capire, a parlare, sapendo cosa cercare e cosa chiedere.
 
Lo stesso succede quando si affiancano business che devono ancora prendere forma.
 
Solo una serie di domande molto mirate, che derivano dall’esperienza del consulente, portano a raccogliere e analizzare tutti i dati necessari per creare una strategia di business, comunicazione e marketing.
Prima di arrivare all’uso degli strumenti, dei tempi e del budget, un consulente deve capire come l’azienda lavora o come un nuovo business funzionerà: il famoso modello di business, che si fa tanta fatica a tirar fuori.
 
Di aziende e nuovi business, parlerò nel corso dell’anno, con l’intento di infilarmi sempre di più nella produzione, nei magazzini, negli uffici, per capire come funzionano i meccanismi e per far assaggiare come il mio sguardo serve a cogliere elementi che normalmente passano sottotraccia.
 
 
E visto che siamo all’inizio di un anno da cui ci aspettiamo molto, auguro che tutte queste aspettative fra dodici mesi saranno soddisfatte e mi metto in pista per rendere concrete le mie e quelle dei miei clienti.
 
 
 
 
 

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Elena Augelli

Elena Augelli

Creo strategie di business e scrivo per aziende e liberi professionisti, per il tuo business.
La mia consulenza dà concretezza alle tue idee, le mie parole le raccontano e le fanno conoscere.
In questo sito ti do del tu, perché con lo sguardo sempre rivolto al futuro, ti porto dove vuoi arrivare. Leggi di più…

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