Conosci la tua attività? - Elena Augelli

laboratorio di analisi

 

Una domanda che in questo momento più che suggerita è necessaria.
Chi non conosce la propria attività oggi, farà molto fatica a riprendersi dall’impatto con la crisi, domani.
La riflessione è sia individuale che collettiva e per strade diverse, deve portare a un risultato univoco: conoscere punti di forza e di debolezza di un’attività.
L’analisi del proprio lavoro è da mettere in calendario almeno una volta all’anno, con la revisione dei numeri e delle strategie. L’orizzonte si è accorciato di colpo e senza preavviso, quindi la valutazione si impone ora.
Due sono le prospettive attraverso le quali guardare la propria attività: dall’interno e dall’esterno.
 
 

Domande a porte chiuse

 
Un buon lavoro può già essere fatto all’interno dell’azienda, partendo in primo piano dall’analisi dei numeri, senza però limitarsi a questi.
È infatti strategico indagare:
skill personali e tecniche dei dipendenti, che tempi di reazione hanno, in quanto tempo possono imparare qualcosa di nuovo e come metterlo a frutto, che tipo di formazione necessitano per ottenere risultati tangibili nel breve e lungo periodo.
• quanto la struttura è e può trasformarsi in flessibile, per far fronte a diversi tipi di scenario
Uno stress test come quello che stiamo vivendo può già dare risposte interessanti e portare a capire da chi è composta la squadra di lavoro, se è omogenea, affiatata, pronta a ripartire con regole diverse.
  
 

Domande a porte aperte

 
A questo fa specchio capire come un’attività è percepita all’esterno.
Non solo se produce o distribuisce beni o servizi necessari nel breve (il momento di crisi), ma quanto il suo operato sia giudicato soddisfacente, rispondente, secondo diversi parametri, alle richieste dei clienti.
Insieme ai classici indicatori di mercato come qualità, prezzo, servizio,  oggi sono richieste:
Flessibilità
Coerenza fra promessa (marketing) e prodotto
• Disponibilità, gentilezza, accoglienza nei confronti della clientela
Attenzione al sociale e all’ambiente
  
 

Come fare

 
Mai come adesso, una buona comunicazione interna, basata sul coinvolgimento e la condivisione di informazioni è necessaria per raccogliere i dati che servono a programmare strategie future.
Questi i passaggi:
• domandare (e ascoltare le risposte)
• spiegare
co-progettare
• rivedere procedure
• snellire
• immaginare insieme ai dipendenti nuovi servizi e come migliorare i rapporti verso l’esterno.
Molto in questo momento è demandato al singolo, al suo senso di responsabilità e capacità di adattamento, ma non deve mancare la leadership, ovvero la capacità di raccogliere il contributo del singolo per incanalarlo in un obiettivo comune.
Il passo successivo è far percepire questo salto di qualità all’esterno, veicolando valori insieme al prodotto o servizio venduti.
  
 

Chi può essere di aiuto

 
La comunicazione interna non è mai stata il piatto forte delle aziende. Da sempre considerata come un vezzo accessorio, peggio come una procedura da ottemperare ma non come uno strumento da utilizzare, ora deve scavallare questa credenza e diventare strumento attivo.
Il management di un’azienda, seppur a conoscenza di teorie e benefici, difficilmente riesce a rendere pratico uno nuovo passo in modo autonomo. Per questo è necessario l’aiuto di un consulente, che oltre a compiere un’analisi (che va fatta velocemente) sia poi in grado di tradurla in pratica.
Anche per capire come l’azienda è percepita all’esterno è necessario raccogliere dei dati, attraverso i feedback dei clienti, elaborarli e metterli al servizio di una nuova strategia.
Parlo di un mix di strumenti, spesso multi canale e multidisciplinari, che interessano comunicazione e marketing in egual misura, che un consulente può organizzare e spiegare a un’azienda per farle compiere un salto di qualità (oggi forse di sopravvivenza).
  
 
A marzo 2020 i tempi per qualsiasi tipo di strategia si sono contratti, servono risposte urgenti purtroppo basate anche su dati mancanti. È invece il momento giusto per analizzare i dati già in casa, come appunto la squadra di lavoro e la reputazione dell’azienda verso l’esterno.
Questo ovviamente se parliamo di aziende già esistenti, per quelle nascenti credo che sia obbligatoria una pausa di riflessione e soprattutto di attenta osservazione della nuova realtà.
Visto appunto che mancano i dati, le previsioni potrebbero non essere per nulla attendibili. Meglio allungare dei tempi di lancio per capire se nascono nuovi bisogni e come interpretarli.
Dopo una scoppola emotiva, sociale e economica come questa sono pronta a scommettere che molti parleranno di “bisogno di rassicurazione” e molti business verranno scelti in base a questo parametro. 
Soprattutto a causa di un’abbuffata (non voluta) di incertezza, si cercheranno punti fermi, quindi è necessario dare alle attività pilastri di cemento armato.
Il mio consiglio è: farsi aiutare per analizzare quel che è stato fino a qui e tenersi pronti (e tonici) per inventarsi un futuro diverso, utilizzando una strategia il più varia e flessibile che si possa immaginare.
  
 
Foto: Dipartimento di Biotecnologie – Open House Torino 2019