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Alla domanda “che lavoro fai?” ho iniziato a rispondere “scrivo e faccio di conto”, perché prima di parlare di cifre un’idea deve essere scritta e soprattutto ordinata in un progetto, che poi verrà verificato nei numeri.

Sembra un passaggio semplice, ma non è così. Molte delle persone che si rivolgono a me per un business plan hanno difficoltà in primis a spiegare e di conseguenza a trasformare in progetto la loro idea.

Spesso il mio intervento è preliminare alla scrittura ed è mirato proprio a chiarire le idee. La base di partenza è la ricerca, altro passaggio sottovalutato.

 

La ricerca

Cosa cercare per affinare la propria idea? Mi verrebbe da scrivere: tutto, mi limito a un elenco mirato:

  1. chi sono, quanti sono, dove sono i concorrenti
  2. beni o servizi che vendono
  3. modalità di vendita e di promozione
  4. risultati ottenuti dagli altri (crescita, espansione)
  5. partener strategici
  6. partner economici

La fase di ricerca può essere lunga e portare anche in una direzione diversa da quella da cui si parte, ma è fondamentale per non rischiare un progetto utopico, senza alcun appiglio con la realtà.

 

La scrittura

Una volta raccolti i dati, vanno organizzati. Quindi ci vuole un albero di argomenti da sviluppare e spiegare a se stessi e a potenziali investitori.

Quello che non si riesce a scrivere, probabilmente è destinato a rimanere un’idea e a non trasformarsi in un progetto.
Non si tratta di un esercizio stilistico ma di un atto chiarificatore di ciò che si ha in mente.

Dopo aver scritto e riscritto, si inizierà a asciugare, togliere, smussare, fino a farne una chiara e efficace sintesi per spiegare in poche parole e poco tempo a chiunque chieda in cosa consiste il progetto.

 

I conti

Eccoci arrivati alla verifica vera e propria. Ora che il modello ha preso forma con la parola, saranno i numeri a dargli le gambe per camminare. Ci sono matrici economiche da rispettare, curve di crescita da studiare, flussi di cassa da ipotizzare, ma soprattutto bisogna leggere i numeri che saltano fuori. Se questi ci dicono che il piano non sta in piedi, bisogna ricominciare da capo. Cosa vuol dire non sta in piedi? Ad esempio che i margini sono troppo bassi e rischiosi per sopravvivere (e crescere) in un triennio, che la propria capacità produttiva (le ore di lavoro che si fanno) non è sufficiente per sviluppare il lavoro necessario, che è necessario avere dei collaboratori e quindi avere le risorse per pagarli.

 

Le correzioni

A questo punto ci si arriva un po’ stanchi, lo ammetto, per questo bisogna farsi aiutare. Ma mai e poi mai, va gettata la spugna. Capito dove bisogna correggere, ci si mette mano e si tira dritto verso l’obiettivo finale: vedere la propria idea realizzarsi.

 

Qual è il mio compito?

Il mio compito è quello di condurre e sostenere in tutte queste fasi, passando dalla parola ai numeri e prima di tutto orientando, momento delicato e non sempre rapido.
Sono passaggi a caduta uno nell’altro: la ricerca porta alla stesura e questa si completa nella verifica numerica.
Alcune persone, per loro esperienza o formazione sono più a loro agio con questi modelli altre non hanno mai avuto questo tipo di approccio e vanno guidate lentamente e in profondità.
A tutte serve un occhio esterno che aiuti a mettere insieme i dati raccolti e a elaborarli, perché dall’interno è più difficile vedere le falle o semplici mancanze.
È necessaria un’organizzazione analitica fin dall’inizio, raccogliere dati in file, cartelle, classificare per poi andare a recuperare. Se non si è in grado di farlo in prima persona, perché assorbiti da altri compiti o perché non abituati a questo modo di lavorare è davvero utile chieder aiuto, per ottimizzare il proprio tempo e denaro.

Io, da inguaribile ottimista, ho sempre in frigo una bottiglia di bollicine per festeggiare i risultati che alla fine si ottengono