Il debito fra generazioni è sempre aperto - Elena Augelli

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Da un breve scambio di idee in coda al mio post sulla Silver Economy mi è venuta voglia di dire grazie pubblicamente alle generazioni prima e dopo la mia, che hanno contribuito a darmi gli strumenti, ognuna a proprio modo, per essere qui oggi a raccontarla.

Generazione X

Sono nata fra la fine del baby boom e l’inizio della Generazione X. Troppo tardi per le contestazioni del ’68 e del ’77, di cui però porto addosso molte conseguenze.

Affascinata dagli anni ’80, ai quali non ho aderito totalmente perché non mi sono mai riconosciuta nell’edonismo Reganiano, posso affermare di essere arrivata spaesata agli anni ’90, in cui sono nate buona parte delle persone con cui mi confronto oggi per lavoro.

Sono entrata nel nuovo millennio alla grande, diventando madre e bissando diciotto mesi dopo. Da qui un po’ di tempo in naftalina perché la vita dopo due figli e alcune vicende familiari si è fermata per qualche anno. Poi sono ripartita.

Generazione Y

Come ho fatto a rimettermi in carreggiata? Confesso che devo molto proprio ai più giovani di me, millenials o poco più, con il loro naturale smanettare su qualsiasi tipo di dispositivo tecnologico, con il loro linguaggio da iniziati e con tanta voglia di condividere attraverso internet e anche offline. Quando si parla di Generazione Y si pensa infatti solo alla condivisione delle informazioni attraverso internet, ma è riduttivo. Gli stessi nerd che condividono parole e foto organizzano eventi molto interessanti in occasione dei quali i rapporti online diventano amicizie offline. E ce ne sono molti, ad esempio il Freelance Camp.

Così, spaesata e convinta di non avere competenze aggiornate mi sono rivolta ai giovani che mi hanno teso una mano e buttata nella mischia.

Oggi che un po’ di esperienza l’ho acquisita se mi guardo indietro penso che ho un grosso debito con questa generazione con cui continuo a lavorare e a scoprire cose nuove.

E i coetanei? Intanto devo precisare che per lo più si tratta di coetanee, donne con le quali ho un’ottima intesa, in barba alle invidie, perché accomunate da una visione più matura della vita. Il confronto con loro mi è più che mai necessario, perché mi aiuta a tenere la rotta e a vote anche i piedi per terra.

Generazione Z

Poi arrivano loro, i figli, quelli nati dopo il duemila, la Generazione Z. Sono spiazzanti per me perché sembrano sempre restare in superficie, mentre io ho un radicamento da realismo materialista. Invece sono luoghi comuni anche questi.

Sono ragazzi sensibili, maltrattati da una generazione di genitori che pensando di fare il loro bene li ha iper protetti, e allo stesso tempo messi in condizione di vivere in famiglie allargate, di cui forse loro non ne sentivano proprio il bisogno.

Cittadini del mondo, cercano nei nonni, i senior, quelle certezze che i genitori non hanno dato loro: stabilità economica, nucleo familiare e forse valori.

Io mi assolvo per la voce valori, che dalle mie parti si mangiano già a colazione, ma ammetto che in quanto a stabilità economica e a nucleo familiare devo molto alle famiglie di origine.

Lo ammetto senza troppe remore perché è giusto riconoscere ciò che si ha, che va soprattutto a beneficio dei miei figli.

Ricorre in questi giorni la perdita di mio padre, cinque anni fa, a cui ho scoperto di assomigliare ben più di quanto pensassi e che nel suo modo garbato di relazionarsi con gli altri ha aiutato e formato molti giovani ingegneri, che forse lo ricordano ancora oggi.

Una nota malinconica, fra le altre, rispetto alla perdita di mio padre: un uomo che ha goduto ben poco di quello che ha costruito in cinquant’anni di lavoro. E come lui, temo altri uomini e donne che hanno sgobbato per mettere in sicurezza le loro famiglie, senza poter rallegrarsi del tempo che rallenta e che permette la piacevolezza del guardarsi indietro per dire “ho costruito tutto questo”.

Forse la Generazione Z non ha voglia di fare questo sacrificio, preferisce godersi il giorno per giorno. Come darle torto? Perché rimandare a domani una soddisfazione che posso prendermi oggi? Allo stesso tempo i giovani Z costruiscono per tutti, non solo per il nucleo familiare, ma per il mondo che deve essere sostenibile e di tutti.

Io credo molto in questa loro forza, che strada facendo è diventata la mia.

Oggi il mio rapporto con i millenials è ancora più stretto perché alcuni di loro sono diventati miei clienti, che posso aiutare con l’esperienza della mia età.

Confesso che mi stupiscono quando mi chiedono un sito che parli solo attraverso le immagini, mentre io mi ammazzo a scrivere 2000 parole per una sales page come SEO comanda.

Ci sta tutto, loro e la loro velocità che non perde tempo a leggere le parole e io che mi attacco alla narrazione in cerca di sfumature e sensazione che solo un’immagine non mi darebbe.

La convivenza e lo scambio

Il bello di questo sistema aperto è la convivenza, pacifica e arricchente, fra tanti aspetti diversi. Il brutto forse è quello di non aver confini che, se anche fanno paura, a volte aiutano a stare nei binari, nei momenti in cui non si è molto quadrati.

Per quadrarsi comunque c’è sempre la possibilità del confronto fra vecchi e giovani, oppure fra vecchi e vecchi e infine fra giovani e giovani. Basta non smettere mai di crederci, di parlare e soprattutto di ascoltare. Ecco, forse questa cosa si è un po’ persa. Ci si parla sopra e purtroppo i social hanno amplificato questa propensione egocentrica. Ci si ascolta poco. Questo però vuol dire che si può migliorare e quindi che c’è più strada da fare di quella che si è fatta. Nel mio ordine di idee questo è un buon indicatore, c’è ancora tanto da fare e noi, giovani e vecchi, siamo pronti.