Dove bisogna mettere la differenza in quello che facciamo? - Elena Augelli

fila di panchine vuote

 

Il tema di marzo, la differenza, è corposo e tocca vari punti. Credo che tutti noi vorremmo fare la differenza, nel lavoro e nella vita, ma quello che impegna di più è capire come.

Non ho ricette, salvo quella di percorrere la propria strada fino in fondo, avendo il coraggio di cambiarla se è necessario. È faticoso? Sì, da morire, ma permette di definirci e di alzare lo sguardo da un punto vicino a uno lontano.
Di nuovo, niente ricette, tanta pratica (sbagliando si impara), onestà nel valutare le situazioni e voglia di capire cosa migliorare e come. Aggiungerei: accorgersi quando è ora di chiedere aiuto.

Il mio approccio alla vita è da sempre molto pragmatico e quando ho deciso di parlare di differenza ho visualizzato subito un elenco (sì, confesso, penso a punti!) di situazioni in cui la differenza ci può portare sulla strada giusta o allontanarci dai nostri obiettivi:

• differenza di competenze per affrontare un lavoro o una comunicazione
• differenza nelle fasi di un business e dei relativi bisogni
• differenza nei modi di comunicare – strumenti, parole
• differenza nei toni di voce
• differenza tra tipi di testo, di mail, di business

Da questo elenco è nata una seconda classificazione: a valle e a monte, in cui i punti prendono vita.

 

A monte, nella strategia

Abbiamo un’idea in testa, siamo pronti a partire ma capiamo che abbiamo bisogno un aiuto.
A chi chiedere? Sulla base di cosa? Competenze o affinità personale?
Sia una che l’altra, purché sia veramente quello di cui abbiamo bisogno.
Prima di chiedere aiuto bisogna sapere molto bene di cosa si ha bisogno, paradossalmente c’è bisogno di farsi aiutare anche per scegliere come farsi aiutare!
Cosa vuol dire? Che per fare i passi giusti, prima di comprare un corso, una consulenza, è necessario capire cosa si vuole ottenere, cosa si deve risolvere, altrimenti per quanto quello che stiamo acquistando sia valido rischia di non essere adatto per noi.
C’è differenza fra una consulenza e l’altra. A chi fa sviluppo di siti non va chiesto un business plan, a chi si occupa di comunicazione non va chiesto di scrivere un codice e così via.
Metto quindi al primo punto del mio elenco la differenza di competenze per affrontare un lavoro.

A questo si collega direttamente la differenza nelle varie fasi di un business e dei relativi bisogni (comunicativi ma non solo).
Se sono in fase di pianificazione, una volta capito da chi mi posso far aiutare, devo anche programmare gli affiancamenti in base allo svolgimento del mio progetto.
Di nuovo, cosa vuol dire? Ad esempio, prima di scatenare le forze dell’universo per far crescere un account social, è necessario che il mio sito sia in ordine, che sia coerente con la comunicazione e il marketing che sto lanciando, altrimenti si evidenzierà subito la disomogeneità.
Quindi bisogna inquadrare bene le esigenze e i bisogni e fare un piano che sviluppi delle azioni differenti a seconda della varie fasi.

 

A valle, nella comunicazione

Stabiliti aiuti e tempi, andando nel vivo della nostra comunicazione dobbiamo tenere conto che è necessario differenziare:
• gli strumenti in base al pubblico che vogliamo raggiungere
• le parole e il tono di voce, in armonia con il nostro piano generale e con le sfumature che i canali e i destinatari richiedono
• i tipi di testo attraverso i quali entriamo in contatto con il nostro pubblico, dalle mail a tutta la comunicazione online e offline.

Lavoro principalmente con le aziende e rilevo con una certa costanza che il livello della loro presenza online è molto vario.
Tutti vogliono essere online, in pochi hanno reale coscienza di cosa voglia dire, di quale impegno sia necessario per essere trovati, considerati autorevoli, scelti online.
Spesso c’è confusione fra strumenti e canali, non si conosce il pubblico (vendi ai consumatori o a altre aziende?).
Vedo puntare un sacco di risorse su campagne social e poi il servizio clienti fa acqua da tutte le parti, escono mail che “rintuzzano” (“sgridano” in toscano, la lingua del mio babbo) i clienti anziché accogliere le loro richieste e fornire soluzioni.
In sostanza, per fare la differenza bisogna essere attenti a tutto, in modo capillare e omogeneo e non improvvisato e incostante. A questo servono i consulenti: aiutano a capire cosa si deve fare, come, con quali risorse e secondo un timing preciso.

Come ho detto all’inizio il tema della differenza è molto ampio, va dal personale al professionale e ritorno. Ho deciso di focalizzarmi sulle fasi di lavoro, perché è nella pratica che vedo ancorata la ricerca di identità per fare la differenza.
Credo fermamente che per fare questa differenza sia necessaria la conoscenza di sé, che porta alla definizione di identità e prima ancora la chiarezza di obiettivi.
Sono tre passaggi intimamente legati e che sono i pilastri di un percorso che diventa via via più stabile, pur muovendosi con una certa flessibilità.

Io sono la consulente che ti porta a capire, con la stesura di un piano d’azione, di quali risorse hai bisogno e in che tempi per fare la differenza sui tuoi concorrenti.
Insieme scegliamo anche le parole che descrivono il tuo business, per raccontare la storia della tua azienda, per lanciare la tua nuova attività.

Troviamo la tua differenza insieme?