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A gennaio ho parlato di scrittura, a febbraio parlerò di fatturazione.
Nulla succede per caso e leggendo la newsletter di Riccardo Scandellari ho aggiunto un tassello alle riflessioni che volevo scrivere.
Skande, che seguo per il suo stile misurato e concreto ha scritto nella sua newsletter “Siamo fatti di energia, che attingiamo e restituiamo agli altri. Non ci sono visione e crescita senza stimoli”. Un’affermazione che mi ha fatto ripensare alle persone conosciute negli ultimi anni di attività che mi hanno stimolato a guardare lontano, attraverso punti di vista diversi.
Mi è venuto spontaneo rispondere alla newsletter citando proprio questi stimoli a migliorarsi, ben differenti dalla corsa spietata alla carriera con cui hanno cercato di indottrinarci negli anni ottanta, quelli dell’edonismo reaganiano, per capirci.
E Skande ha replicato, con la sua solita precisione, quello che penso: “Possiamo migliorare come esseri umani attraverso il nostro lavoro, non vedo perché perdere questa occasione per qualche fattura in più”.
Di più, lui è coerente con ciò che dice, rispondendo sempre e nell’arco di poco tempo alle mail, proprio come promette sul suo sito “Accetto solo progetti in cui ritengo di poter fare la differenza. Rispondo in tempi rapidi”.

 

Quale strada prendo

Di fronte al bivio: una fattura in più o una relazione continuativa, ho sempre optato per la seconda perché per me è una scelta strategica lungimirante. Preferisco costruire una relazione duratura che fatturare a tutti i costi. Per questo non consiglio soluzioni rapide e vincenti, ma accompagno nell’organizzazione di un business con basi verificate e tangibili. Consiglio di procedere passo dopo passo e diffido dalle crescite esponenziali, preferendo quelle organiche, che danno valore alla fatica quotidiana.
Frequentare una coach, mi ha fatto uscire da questa scelta dicotomica e/o per abbracciarne una più ampia, quella e/e, in cui non è necessario rinunciare a un obiettivo in favore di un altro. Per questo ritengo che fatturare sia sacrosanto, dà la misura tangibile del nostro impegno e allo stesso tempo lavoro non da “predatore” ma da “compagno di squadra”.

 

Fatturare fa bene

Ljuba Daviè, nella sua newsletter ha creato una rubrica in cui mensilmente dichiara il suo fatturato e soprattutto come lo gestisce, fra accantonamenti per tasse, INPS, IVA e spese professionali.
Una scelta coraggiosa che potrebbe prestare il fianco a svariate polemiche, che invece a mio avviso è indice del punto di maturazione più alto di un libero professionista: l’inizio, la crescita, la gestione, gli ulteriori obiettivi.
In particolare Ljuba negli anni ha coltivato e seguito il suo business capillarmente, affiancando a altissime capacità tecniche un’ottima comunicazione, soprattutto ha costruito relazioni con i clienti, che si affidano a lei.
Questo modello di business per me è di stimolo e fa parte di quella cerchia di professionisti di riferimento a cui guardo sempre quando penso a come vorrei essere da grande, pur essendo totalmente diversa da lei, a iniziare dai colori pastello che sono il suo filo conduttore mentre io amo solo i colori forti e saturi.

 

Pranzi e caffè

Ritornando all’edonismo reaganiano, temo che questa insana competitività non si sia mai realmente sopita, si trova più facilmente nelle grosse aziende, ma anche il web e i freelance ne sono popolati. Per fortuna è un sentire meno diffuso, si sta andando sempre di più verso una consapevolezza del lavoro diversa. Soprattutto quello non è, non è mai stato e mai sarà il mio modello di riferimento.
D’altra parte i liberi professionisti spesso non attribuiscono il giusto valore (economico) al loro tempo. Anni fa, mentre cercavo la mia direzione professionale, Barbara Damiano chiese a un pubblico di freelance che pendeva dalle sue labbra “quante ore fatturabili ci sono nella tua giornata?” ovvero tutto quello che fai, ha un corrispettivo economico? Tolto il tempo per la promozione di se stessi (che non ha una contabilità diretta, ma che alla lunga produce risultato) e quello dell’amministrazione e burocrazia (se non lo deleghi ad altri), tutto il resto sono ore di lavoro pagate o caffè e pranzi buttati al vento? Una domanda brutale, che potrebbe confliggere con la dichiarazione “voglio creare relazioni”; queste per me non si creano a suon di caffè e di “ti rubo solo cinque minuti” ma con una consulenza seria, personalizzata, frutto di conoscenza e di ragionamenti comuni con i clienti. Come sempre chi è senza peccato scagli la prima pietra e anch’io di “5 minuti” ne ho rubati tanti a colleghi e professionisti, sto cercando di migliorarmi.

Ultimo tassello, farsi pagare le fatture, meglio in anticipo altrimenti pretendere che siano rispettati i tempi. Una rimessa diretta è una rimessa diretta, non Pasqua dell’anno successivo.
Ci sarà modo in questo mese di febbraio di parlare di fatture e se vuoi dirmi la tua, la ascolto volentieri, potrebbe essere utile a tutti.