La Gandalf è la barca su cui ho passato le vacanze nelle Fiandre quest’estate. Imperfetta ma accogliente, confortevole, piena di vita e di storia.

 

Faccio una piccola pausa nella narrazione che sto affrontando sugli strumenti e metodologie di lavoro, per scrivere un post che va a pieno diritto nella categoria My two cents, ovvero esprimo il mio personalissimo parere.

Un post che nasce dall’osservazione del mondo reale, quello fatto di persone che fanno e che sbagliano e che non per questo si avviliscono, ma vanno avanti.

Un tema che attraversa sia gli schermi dei clienti, sia quelli di chi come me lavora e tutti i giorni compie la sua fatica.

La smetto di girarci intorno: sbagliare non è grave. O meglio, certi sbagli non sono la fine del mondo.

 

Sempre in movimento

La paura di sbagliare è paralizzante e nuoce alla progressione del lavoro. Buttarsi per credere!

In tanti post è stato affrontato questo tema, che resta di attualità anche per chi il lavoro lo ha già iniziato qualche anno fa. Anzi, forse perché si è già sulla scena da qualche tempo, si ha veramente paura di avere tutti gli occhi addosso e quindi di non potersi permettere di fallire qualcosa.

Allora perché parlo ancora di questa faccenda? Lo spunto mi è arrivato da due newsletter, fra le centinaia a cui sono iscritta e che leggo (perché tutto è illuminante sul proprio cammino).

Una è quella delle ferrovie francesi oui sncf  e l’altra è quella della Fondazione Vuitton di Parigi.

Entrambe, tra l’altro a distanza di pochi giorni una dall’altra, hanno mandato la newsletter settimanale e il giorno dopo un “erratum” ovvero un’altra newsletter che correggeva un dato contenuto nella prima. Mi sono detta: “se capita a loro, può capitare a tutti”.

 

La realtà

E così è nella realtà, tutti noi mandiamo qualcosa con dentro un piccolo errore, ma mandiamo.

È capitato di inviare newsletter programmate il cui testo non era completo, di aver messo tutto in grassetto perché si era sbagliata la formattazione (o l’importazione del testo da word), di lasciare errori di battitura sfuggiti alle mille mila riletture.

Oppure, capita di avere un bel po’ di argomenti e di contatti “caldi” (persone con cui si ha lavorato o si lavora, ad esempio) che leggerebbero volentieri le nostre novità, che magari non vivendo sul web si perdono i nostri post e avrebbero piacere di riceverli una volta al mese per restare aggiornati. Perché privare tutte queste persone di una nostra parolina?

Non credo che sia una questione di pigrizia, quanto di una errata valutazione delle priorità. Quello che si deve fare per se stessi finisce sempre in fondo alla lista. È ora di rivedere l’ordine del giorno.

Qualche anno fa mi ricordo una conversazione davanti a una cioccolata calda in un locale storico di Torino in cui all’affermazione della mia ospite “mi sembra di non aver molto da scrivere” risposi di sforzarsi a farlo, dandole qualche esempio di come, visti da fuori, potevano essere interessanti una serie di argomenti. Oggi questa bella persona manda due newsletter al mese, non una!

 

La mia esperienza

In ultimo mi ci metto anch’io negli esempi, con il lancio del mio sito il 16 ottobre 2016: un cimitero di errori di battitura, generosamente segnalati da tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggerlo. A me purtroppo scappano sovente questi errori, che sono imperdonabili me ne rendo conto, ma con cui convivo per tutta una serie di motivi, fra cui la vista e un altro paio di cose personali.

Se non fossi andata online due anni fa, avrei continuato a rimandare, a perfezionare, a ricominciare a discapito di un vero e proprio inizio.

Oggi sono felice di aver fatto questo passo, seppur in modo imperfetto, soprattutto se mi guardo in giro e vedo che tutti gli altri sono perfetti ai miei occhi.

Piccoli errori non minano la fiducia che le persone ripongono in noi, purché chiaramente non siano invalidanti per il lavoro che si sta svolgendo. Fare è sinonimo di sbagliare, soprattutto se si opera nella fretta, cosa che cerco di evitare come la peste, dosando i lavori da gestire e il loro svolgimento non in sovrapposizione.

Questo post vuole incoraggiare tutti quelli che hanno paura di fare errori, che tengono i progetti in un cassetto perché non hanno tempo per dar loro una voce, che rimandano perché ci sono altre priorità. Fatto è meglio che perfetto me lo sono detta due anni fa e me lo ridico anche oggi.

Se si pensa di non farcela da soli, bisogna chiedere aiuto. Può essere l’occhio benevolo di un amico, meglio ancora quello di un professionista, che con una visione lucida e gli strumenti adatti può dare il via a un nuovo lavoro, come una newsletter, un archivio ragionato, una ricerca di contatti per il lancio di un nuovo business.

La parola d’ordine è fare, alla perfezione ci si arriva praticando con costanza.