targa ironica di via intitolata a santa elena

Lyon, Rue Saint Hélène

Dedico molto tempo alla lettura per informarmi, per studiare quello che non so, per conoscere a fondo i clienti e prima di propormi ai potenziali.

Leggo, apprezzo e condivido i contenuti di altri, sia citandoli nei miei post, sia segnalandoli sui social. Penso che se sono piaciuti a me possono essere interessanti anche per gli altri.

Nella condivisione cerco di spiegare perché mi hanno colpito e in cosa li ho trovati utili o semplicemente belli.

Così ho fatto anche settimana scorsa, su LinkedIn, condividendo un post della mia fotografa Barbara Oggero in cui ho spiegato perché è bello sentirsi davanti al suo obiettivo. Inaspettatamente ho ricevuto un commento che mi ha fatto molto riflettere, anche perché lasciato da una coach Marica Rodinò Toscano, abituata a leggere nelle pieghe le persone.

Questo commento ha sottolineato la generosità con cui segnalo idee e lavori di altre persone, mettendone il risalto il valore. Marica ha poi definito questo atteggiamento: merce rara.

 

Una sorpresa

Io non mi sono mai vista sotto questo aspetto e sono rimasta davvero colpita dall’osservazione, non solo perché è un gran bel complimento ma perché evidenzia la necessità di generosità in generale, che pare essere poco frequente.

Per me invece è un approccio naturale, una specie di dotazione di partenza. Io per prima non avrei imparato un sacco di cose se non avessi potuto attingere alla generosità di altri, che mi hanno dedicato tempo, risorse e esperienza. Mi sembra il minimo che questa energia continui a circolare e che io contribuisca a far girare la ruota delle possibilità.

Pare sia anche un bel principio di marketing, ovvero regala qualcosa per far intravedere il tuo valore e poi passi all’incasso vendendo i servizi più corposi. L’ho messa giù in modo volutamente secco perché sono parzialmente d’accordo con questa tattica. O meglio, per me funziona se sono acquirente, ovvero mangio l’esca e poi compro, ma sono in difficoltà se sono il venditore.

 

Chi si loda si imbroda

No, non sono una purista e spesso mi sono sporcata le mani con la marmellata, ma se posso dare una mano a qualcuno, parlo del rapporto uno a uno, lo faccio perché mi sento di farlo, non perché ne avrò un futuro vantaggio.

E questo vale anche per il business. In questo anno e mezzo di attività nella mia nuova pelle di Assistente Virtuale molte persone mi hanno chiesto un confronto e la cosa migliore è che loro si sono ritenute soddisfatte delle quattro chiacchiere fatte e soprattutto io ho imparato da tutte qualche cosa, in primis come rapportarmi a persone e comunicazioni differenti.

Generosità e gentilezza credo non possano davvero mancare nel mondo del lavoro, fatto di risultati ma anche di persone che se gratti un po’ la superficie hanno le nostre stesse debolezze e inquietudini.
Quando si parla di rispondere ai bisogni del mercato per me si intende soddisfare bisogni personali. Bisogni tecnici per cui vendiamo i nostri servizi, nessuno lo vuole negare, e bisogni umani per i quali non si vende ma si offre la propria esperienza e cortesia altra merce rara.

Come ho già avuto modo di scrivere credo si tratti di un gioco degli specchi, come per la positività. Non è sufficiente né efficace aspettarsi che siano gli altri a iniziare, è necessario agire in prima persona: mettere in circolo positività, energia, gentilezza e cortesia per sentirsi bene e per riceverne in cambio. Se non arriveranno, pazienza, almeno la nostra metà di percorso l’abbiamo fatta e possiamo sentirci già soddisfatti.

 

Ma tu non molli mai?

Sì, mollo eccome. E come tanti predico meglio di come razzolo, ma cerco di avere sempre chiara in testa la traiettoria. Se poi non ci riesco, con un po’ di tormento lo accetto. Sapere di avere dei principi guida mi facilita il percorso e se appunto divago, so dove guardare per tornare in carreggiata.
Sempre più riscontro, purtroppo, che c’è mancanza di cortesia. Un vero peccato, a fronte di pochi minuti per comporre un testo di risposta, ad esempio, si potrebbero guadagnare contatti e stima delle persone (e anche di se stessi). Se non c’è risposta, svanisce la possibilità di allunaggio per entrambe le parti.

 

L’arma segreta

Non è tutto così “strappa core”, a volte (meglio se spesso) un po’ di ironia aiuta tanto a non prendersi sul serio e a strappare un sorriso all’interlocutore che magari si sente meglio disposto a aprirsi e a ricambiare cortesia e generosità.
Io non potrei vivere senza l’ironia, anche nei momenti più tristi, anche in un’altra lingua, anche con l’avversario più coriaceo faccio ricorso a lei, alla signora della battuta e del sorriso, a volte solo appena accennato che però ti fa dire “vabbè finiamola qua” e tutto si rimette in gioco.

Quello che siamo e come ci comportiamo lo travasiamo nella vita lavorativa: generosità e ironia, usate in modo sincero e non artefatto, aiutano a costruire relazioni sane e durature occasione di crescita per ognuno.