la giraffa

Photo by Aidas Ciziunas on Unsplash

Il post di oggi nasce da una chiacchierata fatta con Verena Caetano da Silveira, Leader di Rete al Femminile Torino. Ci confrontiamo su tanti temi, quasi ogni giorno. A questo giro ne è venuto fuori un ragionamento più profondo.
La sua tesi è che “il feedback serve di più a chi lo dà, che a chi lo riceve. Chi lo dà lo usa per imparare a restituire un’informazione, chi lo riceve lo usa per rivedere qualcosa e cambiare rotta, se lo ritiene opportuno”.
Di fatto si tratta di un circuito di apprendimento, che serve a tutti.

 

Cosa si intende per feedback?

Termine oramai entrato in uso anche nella lingua italiana è un’informazione alla fine di un processo che serve a valutarlo, per rientrare dopo un’elaborazione accurata, nel processo stesso e rialimentarlo (da qui la libera traduzione “alimentare da dietro” che ci siamo divertite a immaginare con Verena).
Ovvero alla fine di un processo qualcuno esprime un’opinione che servirà a chi lo ha condotto a migliorarlo, se vorrà accogliere e trasformare le osservazioni emerse.
Per curiosità ho provato a cercare su google questa parola e ho visto che ci sono mille suggerimenti su “come chiedere un feedback”, molti meno su come darli e soprattutto sull’importanza di farlo.

 

Feedback personali e lavorativi

Distinguiamo intanto i feedback sulla persona da quelli su un’attività lavorativa. In questo caso ci sono pagine e pagine di suggerimenti su come confezionare questionari per la raccolta delle opinioni dei clienti, pazienti, ascoltatori, consumatori, ecc. Una tecnica per restare agganciati al proprio pubblico, ascoltando le richieste e capendo se si è dato il servizio giusto, nel modo corretto.
Sicuramente utile, mi vien da sottolineare che i dati raccolti poi vanni analizzati e corretti (se è necessario), altrimenti è inutile averli chiesti. Sembra banale, ma a volte i processi si intoppano proprio sull’elaborazione, con il conseguente risultato che le cose restano come prima e si è fatto solo una bella operazione di visibilità (ti faccio vedere che mi interessa la tua opinione, ma poi non ne tengo conto).
A me interessa parlare di feedback personale, che può essere diretto (ti dico schiettamente cosa ho pensato rispetto a ciò che mi hi proposto) o indiretto (la mia faccia parla prima delle mie parole, ad esempio illuminandosi o incupendosi di fronte a una proposta).
Anche per i feedback personali serve un’elaborazione, diversamente si corre il pericolo di sprecare la generosità di chi ha speso del suo per darci un parere.
L’aspetto che mi interessa ancora di più è come dare un feedback.

 

Come dare un feedback personale

La prima cosa che mi viene da dire è che, se è generoso esprimere una valutazione è altrettanto vero che ci si deve tenere ben lontani dall’esprimere un giudizio. L’osservazione su un comportamento, un compito svolto non deve proprio essere un’espressione di giudizio sulla persona, ma appunto una reazione che valuta un risultato (ad esempio la torta è buona, è cotta tanto o poco, è molto zuccherata).
Il principio che muove l’osservazione deve essere quello di avere uno scambio, non esprimere un’opinione insindacabile. Perché uno scambio? Semplicemente perché se evidenzio che la torta è poco cotta fornisco un’informazione utile per far produrre la successiva cotta meglio, ovvero la mia informazione viene inserita nel processo e lo rilancia, creando un miglioramento.
Allo stesso modo io devo imparare a esprimere con equilibrio e rispetto la mia osservazione per non offendere, essere giudicante e soprattutto sterile, cioè non utile al processo, del quale godo anch’io.
Spesso ci si scorda di dare feedback, forse non lo si fa con dolo ma per noncuranza, perché presi su mille fronti. Se ci si ricordasse che immettere nel processo una valutazione giova al processo stesso, forse ci si dimenticherebbe con meno facilità di esprimerlo. Lo ripeto: il vantaggio è di tutti.

 

Ultimo ma non meno importante

Accogliere, capire, elaborare il feedback ricevuto, senza prenderla sul personale (se è stato espresso senza giudizio, vedi sopra). Se si riceve un feedback negativo bisogna avere la lungimiranza di accettarlo e non cadere nella facile tentazione dell’auto commiserazione “ce l’hanno tutti con me”. Se è stato espresso in modo sincero costituisce di sicuro un’opportunità di crescita.

Io cerco di ragionare sui feedback che mi vengono espressi, soprattutto se sono pronunciati da persone che io reputo autorevoli e che stimo. Quasi mai mi sento ferita perché sono proposti in modo costruttivo. Se e quando, mi sento punta sul vivo (cioè la metto io sul personale) vuol dire che l’osservazione che mi è stata fatta è ancora più vera e utile e vale la pena che io ci lavori sopra.
A questo proposito, mi scoccia moltissimo ammettere che i feedback di mia mamma sono quelli che maggiormente mi indispettiscono ma che alla lunga mi fanno riflettere di più. Così è la vita!

Se segui quello che scrivo sul mio blog, mi farebbe piacere ricevere il tuo feedback, ad esempio sapere se c’è qualche argomento che ti piacerebbe io affrontassi prossimamente.
Se ti stai chiedendo il perché della foto di una giraffa, la risposta è semplice: sono io quando ricevo i feedback di mia mamma.