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Mi avventuro in un post pericoloso, forse non popolare, che ho pensato e ripensato se scrivere.
La scelta è caduta per il sì e alla fine le parole sono scappate dalle mani quasi da sole.
Il titolo va diretto al mio pensiero. Sono convinta che nella vita non sia necessario avere un guru perché le risorse sono racchiuse in ognuno di noi, senza bisogno di illuminazioni o folgorazioni.

Tuttavia momenti di confusione, incertezza e debolezza capitano, eccome, e con loro bisogna fare i conti sia per restare in piedi e lucidi, sia per dare la direzione futura. Di una cosa sono convinta: bisogna sempre guardare lontano.

 

Come uscire dal tunnel?

È umano nella difficoltà chiedere aiuto e orientamento all’esterno, ma la soluzione non arriverà mai pronta e confezionata da altri se non elaborata da noi stessi.
Siamo nel pieno di un tripudio di guru di qualsiasi tipo per il corpo, lo spirito, i soldi, l’apprendimento veloce, il successo e qui mi fermo.
Alcun risultato avrà valore se non conquistato sulla propria pelle, i propri sbagli e ripetute cadute.
Più è dura uscire fuori dal guado più la crescita personale sarà elevata e duratura.
Questo però non vuol dire fare tutto da soli, perché appunto se si è in difficoltà è molto probabile che non si vedano per niente le cose in modo nitido.
Allora si chiede aiuto e si inizia a faticare.
Non ci sono liste dei “10 segreti per” che funzionino, ma testardaggine per venirne fuori e aiuti professionali che stimolano le risorse interiori, senza appioppare ricette di successo.

 

A cosa servono i consigli

Leggo pagine e pagine di consigli, liste, newsletter, post che suonano da pifferaio magico per uscire dai problemi e mi chiedo sinceramente come si possa affidare a una soluzione del genere lo scavalcare le proprie difficoltà. È vero, si tratta di merce gratuita e fruibile per tutti, ma la sua validità qual è?
Se leggo voracemente,  vuol dire però che i messaggi che arrivano sono interessanti e confezionati bene. Sembra parlino diretto e forte proprio a me. Allora come fare?
Io credo nei percorsi personali e credo che sia utile regalarsi questa possibilità nella vita. Dopo di che, inquadrata una strada bisogna percorrerla da soli, certo mantenendo il confronto ma facendo del dubbio la propria risorsa primaria. Un dubbio sano che faccia mettere sotto verifica le proprie azioni, senza paralizzarle. Un dubbio che non deve fare da alibi per togliersi dalla competizione (prima di tutto con se stessi), ma anzi deve spronare a dire ho fatto bene? posso fare di più? devo fare meglio?
Queste domande per me sono fondamentali e non le vivo come una corsa all’ambizione sfrenata, ma come uno sprone a non lasciarmi andare, paura che è sempre a portata di mano.

 

Accettare i momenti di no

Ho scritto altre volte di essere una persona perennemente proiettata al futuro, cosa che aiuta a uscire dalle difficoltà. Al contempo mi devo obbligare a accettare i down, senza metterli dietro il paravento dell’iper attivismo.
Questo è il mio tallone d’Achille. Fare continuamente per scacciare i brutti pensieri. Se da una parte è vero che la magia del fare aiuta a distrarsi, vivere e accettare anche i momenti no serve a convivere con l’ombra, che fa parte della nostra esistenza.
Nessun consiglio, per carità, non sono un guru per l’appunto. Solo una personale riflessione sul fatto che se non mi metto in prima persona a digerire questo aspetto del mio carattere, la difficoltà si ripresenterà mille altre volte, nonostante i sorrisi, gli abbracci, le chiacchiere e i piatti di pasta condivisi con le generose amicizie.

Sia per i momenti vincenti che per i momenti bui non posso pensare di mollare il comando a un guru che mi dispensa consigli, devo sbatterci il naso (a volte tutta la faccia) e sudare il giusto. Motivo per cui mi sono scelta anche una fatica fisica da fare e come sempre ci sono arrivata molto tardi. C’è un mondo là fuori che indica lo sport come fattore di concentrazione e successo. Io ci sono arrivata con tutto comodo, quando ho sentito questa necessità. Non c’è stata spinta estetica, salutare, competitiva o altro a farmi decidere. Un giorno mi sono alzata e ho detto: ho bisogno di fare movimento seriamente. Tutto qui.

Non sono per l’autarchia, il confronto è necessario e va cercato, ma tutto deve essere filtrato e elaborato a livello personale. Ognuno poi apre i propri canali di ascolto in modo diverso: c’è chi ama essere strapazzato come in caserma, chi cerca rassicurazione, chi ha bisogno di discorsi fiume, chi parte dalla lista delle “10 regole per” e si lancia come un treno per trovarsi le sue di regole.
Comunque vada, cogliere spunti e suggerimenti serve per formare la propria coscienza critica, mentre consegnarsi mani e piedi a qualcuno che sveli la verità e la strada è abbastanza pericoloso. Di sicuro non fa per me.