fiume rodano a lione

Il Rodano a Lione

Il lavoro di un libero professionista è fatto di alti e bassi, si sa. Può essercene tantissimo, come poco e in entrambi i casi ci si preoccupa. Un po’ come essere in balia delle onde che vanno e vengono. Nel primo caso ci si sente travolti dall’onda che arriva, le notti passate a architettare sistemi per far fronte a tutto, nel secondo caso l’onda si ritrae e lascia scoperti i piedi nell’acqua, appoggiati su ciottoli instabili (le nostre entrate).

Saper nuotare bene aiuta, ancor di più mantenere la calma. Se da un lato avere tecnica e organizzazione è fondamentale, dall’altro allenare la propria mente a essere lucidi e pragmatici è di grande aiuto. La bonaccia, così come la tempesta, sono parte della natura e della vita stessa. Essere prudenti, non buttarsi in mare aperto è doveroso, così come imparare a surfare le onde può essere molto divertente, approfittando della calma di vento per riprendere fiato e magari fare il punto della situazione.

 

Ma tu ci riesci?

Non sempre, in effetti. Quando sono piena di lavoro me ne rallegro, ma mi si strizzano le budella all’idea di riuscire a fare tutto e bene. Per restare serena mi aggrappo a alcune boe/capisaldi:

  • adotto un metodo, che lasci il meno possibile all’improvvisazione
  • costruisco un timing preciso
  • valuto se posso farmi aiutare da qualcuno per l’esecuzione o a monte l’impostazione del lavoro
  • riduco le distrazioni (per me la nota più dolente, che non riguarda solo le varie notifiche di cui tutti siamo vittima, ma anche eccesso di appuntamenti o impegni personali, che se è vero che danno ossigeno alla testa in certi momenti portano via energie e concentrazione).

In sostanza cerco di mantenere il focus per raggiungere senza ansia l’obiettivo, ovvero la consegna dei lavori.

 

La parola magica

Come sempre prima di scrivere un post mi saltano agli occhi stimoli vari che provengono da ciò che leggo con voracità quotidiana. La parola magica me l’ha suggerita l’ultima di tre newsletter di Annamaria Anelli che hanno come filo conduttore interviste a donne che guidano grandi mezzi pubblici (pullman, autobus, tram).
Annamaria osserva: “sei la terza autista che intervisto e tutte e tre avete questo sguardo innamorato nei confronti della guida”.
Ecco questa è la parola magica: innamoramento continuo, perché è questo che ci vuole per riuscire a fare fronte a tutte le giornate, facili o difficili, che ci scegliamo.
Credo che non si possa andare a vanti a fare una fatica, senza il supporto dell’innamoramento o passione che dir si voglia. Un sentimento che deve essere rinnovato da iniezioni di gioia e entusiasmo, da mettere da parte per quando si è proprio a terra e ci si chiede “ma chi me l’ha fatto fare”. La risposta è: “io, me lo sono scelto io, perché questo volevo, non altro“.

 

Tempo al tempo

Altra newsletter, altro spunto. Tatiana Schirinzi parla di tempo e afferma “Il nostro tempo è limitato ed eventualmente per “averne di più” possiamo fare solo poche cose: ridurre le attività che non ci piacciono o eliminarle o delegarle”.
Io ho notato, e credo di dire una cosa risaputa, che quando non si ha tempo ci si dà una bella mossa e si fa tutto, quando si ha un sacco di tempo lo si spreca, si gira intorno alle cose, come se lavorare con il fiato corto sia la molla per far andare tutto bene. Dice bene Tatiana “Il tempo libero lascia sgomenti: ci lascia nudi davanti alla nostra tristezza”. Questo credo sia il motivo per cui quando si ha tempo si tirano in lungo le cose, per paura di lasciare dei buchi e dire “cielo, e adesso cosa faccio?”
Penso che sia inquinante per la nostra mente questo approccio. Meglio pensare “mi tolgo un lavoro, così dopo posso farne un altro”. Lasciare i file mentali aperti all’infinito è logorante, non ne vale davvero la pena. Finire un compito significa anche lasciare il tempo per rilassarsi, di cui non bisogna avere paura.

So che sono concetti ovvi, ma vedo che di tempo in tempo in molti tornano su questi argomenti, segno che sono tutt’altro che risolti. Io cerco di approfittare della bassa marea per prendere fiato e ragionare. Spesso, posso dirlo quasi con certezza, quando penso “beh poco male se il prossimo mese ci sarà meno lavoro, metto a posto un po’ di cose per me” è esattamente il momento in cui arriva di nuovo un’onda che travolge. Allora che fare? Prendere e fare tutto, riempire bene le giornate, sempre con razionalità, per arrivare a sera “stanchi ma felici”, come diceva mio papà alla fine delle passeggiate in montagna.