La fine dell’anno intorno a me si è svolta fra famiglie decimante dall’influenza e polemiche sulle arance etichettate per non pagare 0,02 centesimi di sacchetto al supermercato. Io non mi sono fermata, seppur rallentando, con il risultato che non ho per niente ossigenato la testa e me ne pento tanto. Qualsiasi cosa faccia mi risulta quindi più onerosa in questo momento perché l’aria che respiro è viziata. Restare sospesi fra un mezzo lavoro e un mezzo riposo, non porta a un gran risultato.

Insegnamento numero uno

Anche se non hai programmato di fare una vacanza, stacca altrimenti fondi oppure ci pensano l’influenza e le nevicate abbondanti a fare muro contro la tua operosità. Cosa si perde a fermarsi? Poco, davvero poco. Qualche mail, un paio di telefonate. Cosa si guadagna? Si fa spazio, ci si occupa di altro, si fa qualcosa di diverso, fosse anche potare e coprire i gerani prima delle gelate (i miei ovviamente sono già morti).

Insegnamento numero due

Tieni insieme tutti i pezzi, ti serviranno per andare un po’ più lontano. Il 2017 più di qualsiasi altro anno è stato quello che mi ha dimostrato che qualsiasi cosa abbia fatto nelle vite precedenti ha un significato, un valore e che se ben conservato e alimentato al momento opportuno ha il suo bel peso. Questo vale per le relazioni (semina bene, raccogli meglio), l’apprendimento di varie discipline (una lingua straniera, l’acquarello), competenze (acquisite e non esercitate per un po’).

Insegnamento numero tre

Un evergreen: non correre da sola. Qui di nuovo un anno pieno di conferme femminili che hanno condiviso strade asfaltate, sentieri di montagna, viuzze tortuose con inciampi vari. Donne a cui ho dato una mano e amiche che mi hanno consigliata, sostenuta, incoraggiata, agevolata. Un saldo per me più che positivo. Sarò sempre grata a chi mi suggerisce un punto di vista alternativo, a chi mi guarda negli occhi e mi chiede “sei sicura di quello che stai facendo?”

Insegnamento numero quattro

Prima di metter i pollici sui tappi dello champagne a Capodanno ho ascoltato il messaggio di auguri del Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron. Lo stile è sempre quello della grandeur d’oltralpe che può piacere o meno. Da parte mia sono rimasta colpita ancora una volta dalla positività di quest’uomo unita a un’energia vitale per me contagiosa. Resto volutamente in superficie e non voglio farne una questione politica, non è questa la sede. Mi ha colpito un passaggio, che ripeto prendo in valore assoluto togliendolo dal contesto. Si riferisce alle persone che gli muovono e gli muoveranno delle critiche, questa la sua posizione: “vi ascolterò, vi rispetterò e infine farò”. Condivido proprio questo approccio volitivo, che ammette rispetto del dissenso (se così vogliamo chiamarlo) e che prevede di andare avanti. Ecco io nel 2018 farò e poi se ci saranno cocci da raccogliere li raccoglierò.

Auguri e buoni propositi

Ho iniziato l’anno con il più bello degli auguri, ricevuto da un’amica: “che le cose lontane diventino vicine”. Un augurio che mi colpisce in pieno, che mi spinge a accorciare le distanze con i miei obiettivi e non solo. È un augurio che di cuore ho girato a mia volta a un’altra amica, che vuole avvicinare cambiamenti e allontanare insoddisfazioni.

Credo molto nella forza delle parole e fra il fare dei francesi e le “manovre di avvicinamento” che mi hanno augurato posso dire di partire con un buono sprint (non Spritz…mi sono convertita all’Americano).

Chiedo a chi mi sta vicina di aiutarmi a mantenere la corsa sulle distanze, che non sono il mio forte. La tenuta ha sempre comportato qualche problema per me, per questo non sono solo rimbambita di ottimismo ma lucida nel rivelare un tallone d’Achille e chiedere aiuto per non farmi punzecchiare proprio lì.

Sabato era l’Epifania che tutte le feste si porta via, così come i post di bilancio di fine anno e di buoni propositi per quello nuovo.

Dal prossimo post si torna a parlare di soldini, c’est la vie!