Marina Romea

Questo mese di marzo mi sta regalando molte sorprese, prima fra tutte quella di mantenere fede all’impegno che ho preso di parlare di me. Quando anni fa ho iniziato a collaborare con alcuni blog, nell’intento di capire da che parte indirizzare la mia traiettoria, non avrei mai pensato un giorno di approdare a uno mio e meno ancora di essere costante nello scrivere.

Ora che un pezzo di strada l’ho fatto, mi dico che ho preso la decisione giusta, che in questo contenitore mi sento a mio agio e per quanto tardi ci sia arrivata son felice di essere qui a raccontarla, di lunedì in lunedì.

Nel 2016, ho fatto alcune scelte importanti, guidate dall’istinto che ha fatto affiorare necessità profonde. Una volta che queste sono arrivate a galla sono state prese nel retino della razionalità e trasformate in qualcosa di produttivo.

Qualche tempo fa Annamaria Anelli  in una chat privata mi ha scritto “sei una donna operativa tu” e mi ha fatto riflettere su questo mio modo di essere, che è proprio così. Io sono operativa, faccio e disfo, di stare ferma non se ne parla proprio. Fin troppo, che forse in questo periodo rallentassi, non mi farebbe male. Ho imparato a accogliere anche questi momenti di ingordigia di vita, tanto poi arriva il tempo di rallentare.

 

Il solito cliché

A volte mi capita a fine giornata, mentre sono sulla strada di casa di guardare l’ora e pensare “faccio ancora in tempo per un cinema?” e se è possibile mi butto a vedere un film che magari in un altro momento non riuscirei a vedere. Così ho fatto settimana scorsa con Gloria Bell che mi ha lasciata molto perplessa, pur adorando Julianne Moore (quando rinasco voglio i suoi capelli, le sue lentiggini, il suo corpo asciutto e proporzionato). E mentre tornavo a casa l’ho collegato a altri due film visti di recente: 50 Primavere e Il complicato mondo di Nathalie.
Cosa accomuna queste pellicole? Il ritrarre la donna cinquantenne come sola, fragile, nevrotica con un rapporto squilibrato con i figli. A volte finisce bene, si trovano dei fidanzati, si rinsaldano i rapporti con i figli (che ci mettono del loro come adolescenti per farle uscire dai fogli), si ottengono nuovi lavori; a volte finisce male e restano nella solitudine, magari alterata da vino e qualche canna (capitata casualmente nelle loro borsette).
Ma è veramente così? Per me no, in modo davvero netto, pur essendo nel marasma dell’età e della genitorialità.
Rifiuto questo cliché di donna nevrotica, forse a tratti sono nervosetta, ma ho scelto chi essere anziché arrivare a questa gestione della solitudine così amara e avvilente.

 

Chi ho scelto di essere

Non posso dire di esserci arrivata piena di consapevolezza, ma ho fatto un passo alla volta per avvicinarmi all’idea di me che avevo ipotizzato.
Una cosa mi è stata chiara all’inizio della mia rivoluzione: rompere i legami di dipendenza emotiva, economica, logistica per arrivare a essere indipendente e pronta a vivere rapporti paritari, su tutti piani, non solo negli affetti.
Questo cambio di passo ha sancito il cambiamento di rotta a tutti gli effetti.
E non vuol dire che abbia fatto tutte queste conquiste, ma ho lavorato e sto continuando a farlo per avvicinarmi al mio obiettivo.
Qualcuno mi ha chiesto “questo non significa solitudine?”, la mia risposta è no, non è solitudine è equilibrio, conoscenza di se stessi per poter dialogare alla pari con gli altri, lasciando a casa tutti i complessi possibile e immaginabili.
Per questo non posso pensare che la vita delle donne cinquantenni sia rappresentata come un’altalena di emozioni che alla fine sbalzano fuori dalla giostra. Io voglio sfruttare questo momento dell’età per guardare in faccia le situazioni e le persone, voglio prendere la vita a grandi respiri, voglio saper gestire (a volte semplicemente sopravvivere) alle difficoltà mie e dei miei figli, senza slittare nelle nevrosi.
Momenti di panico, tristezza, indecisione e incertezza ne ho quotidianamente ma so che me ne devo tirare fuori, nessuno può farlo al posto mio. E anche rispetto ai miei figli (sì sempre quei due lì, che sembra siano di più, ma sono solo due) esserci per confrontarsi, senza pretese di impartire lezioni ma infondendo coraggio e positività. Sono pieni di risorse, ce la faranno (grazie Greta che hai rimesso in circolo le energie!)

 

My two cents

Conosco molte donne che si sentono realizzate, hanno un’ottima cultura (non solo nel loro ambito lavorativo ma a ampio raggio), che sanno gestire i soldi che guadagnano, che si creano occasioni di arricchimento e crescita personale. Tutto ciò non esclude l’avere un affetto, anzi. Per questo rifiuto di associare le donne cinquantenni alla solitudine e nevrosi.
Io amo nutrire la mente con nuovi stimoli e in questo periodo mi sono resa conto che era troppo tempo che non mi dedicavo a qualcosa di creativo, passaggio fondamentale per far fluire emozioni, stimolare idee e conoscere nuove persone.
Così ho partecipato a due workshop, uno di parole Le Liste Equilibriste e l’altro di immagini Collage in Tour. Il primo, ideato da Giovanna Angiolini (puoi seguirla su Instagram) mi ha fatto riflettere, sulla lista dei miei disequilibri. Detto fatto, appena l’ho buttata giù mi sono venuti mille malanni e ho dovuto ascoltare il corpo e riprogrammare le giornate, che mi stavano scappando di mano.
Sono molto grata a questa esperienza, perché io amo guardare in faccia le situazioni (l’ho già detto, lo so), detesto non prendere in carico le cose. Così, son partita da una lista e sono finita a metter a posto qualche acciacco che mi porto dietro. Non prometto di essere costante, ma almeno ho iniziato.
Nel secondo, ideato da Katiuscia Toso (lustrati gli occhi con il suo Instagram), sono tornata a usare la manualità, che avevo messo un po’ in cantina negli anni.
Una distesa di colori, materiali, immagini, parole, fiori e soprattutto la narrazione di Katiuscia che ha travasato una goccia del suo infinito sapere nelle vite delle partecipanti.
Bello scovare immagini, ritagliare, associare, sovrapporre, ognuna con il suo stile.
E infine ci sono loro, le altre donne con cui ho diviso queste due esperienze: donne giovani e meno giovani (io purtroppo sono sempre la più agée) unite dalla curiosità di conoscersi, di esprimersi, dalla voglia di donare la propria storia e imparare da quella delle altre.
Queste giornate mi danno tanto, mi piacerebbe farle sempre più spesso e di occasioni ce ne sono mille, ma scelgo accuratamente, senza abbuffarmi.

Credo che i miei clienti mi vedano come una persona equilibrata, in grado di prendere in carico i loro problemi e risolverli. Per loro e per me cerco di lavorare costantemente a questo equilibrio, a volte ci riesco meglio a volte peggio, ma cerco di non perdere la bussola.
Quando arrivano onde alte, mi bagno un po’. Poi mi scrollo le gocce di dosso, assaggio il sale che resta sulla pelle, mi pizzico la lingua e cerco il prossimo raggio di sole, che deve esserci. Io ci credo.

P.S. i soldi aiutano, l’amore anche. Ma è proprio quando non ci sono che bisogna tiare fuori la grinta!