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Durante le grandi manovre sommerse di riorganizzazione SEO del mio sito scopro che questo è il mio 55mo post, cosa che farà sorridere chi scrive da anni e che per me significa che devo rimettere mano ai 54 precedenti per renderli più belli per Google. Mi hanno detto “il tuo sito è cresciuto tanto in un anno, bisogna intervenire ancora su un po’ di cose per completare il lavoro”.

Un traguardo, una fatica, un bel percorso per quanto mi riguarda. Non pensavo di scrivere su un blog, meno che mai mio, invece mi ci sono trovata subito a mio agio.

Ho deciso di catalogare i post solo in due categorie, quella di Assistente Virtuale che parla in modo mirato di lavoro e My two cents, in cui mi esprimo più liberamente, facendo passare chi sono e cosa faccio, cosicché chi mi legge mi possa scegliere attraverso ciò che scrivo. Pretenzioso, me ne rendo conto, ma più vero di quello che si pensi.

In questo periodo Facebook sta facendo tribolare parecchio chi utilizza questo canale per lavoro e la risposta ai cambiamenti imposti da Zuckemberg sembra essere, oltre a quella di accettare le sue regole del gioco comprando pubblicità, di spostare la comunicazione su canali propri, come newsletter (sempre sia lodata) e blog, che se non si ha l’abilità di far leggere ai propri lettori direttamente, si può sempre infilare sotto forma di link nella newsletter.

Quindi, per quanto la fine dei blog sia stata vaticinata più volte, eccolo qui ancora vivo e vegeto che può dire la sua in fatto di comunicazione, sia personale che aziendale.

Organizzazione e strategia

Il blog resta un ottimo strumento per far dare voce ai propri pensieri così come a far approcciare la propria realtà lavorativa, sia che si tratti di liberi professionisti che di aziende. Quest’ultime a mio avviso possono trarre enormi vantaggi dal parlare attraverso un blog, raccontando di cosa si occupa l’azienda, cosa produce o che servizi offre, creando un appuntamento che fidelizzi i clienti.

In poche parole il blog permette di raccontare una storia, quella della propria azienda, che di volta in volta avvicina sempre di più il lettore a conoscerla e a apprezzarla.

In particolar modo se l’azienda si pone come obiettivo quello di farsi conoscere in un tessuto locale ben identificato (local marketing): in questo caso la narrazione dell’attività, delle persone che vi ci lavorano, della qualità dei materiali o servizi, la renderà riconoscibile e la farà emergere.

Questa narrazione può essere gestita da risorse interne all’azienda, se preparate per farlo, oppure è delegabile a risorse esterne che raccoglieranno tutte le informazioni riguardanti l’attività e le organizzeranno in una narrazione strategica.

Come si sviluppa la strategia di un blog? A mio avviso non esiste una strategia, ma ne esistono diverse che possono essere intraprese a seconda degli obiettivi che ci si pone con l’azienda ad inizio lavoro. Tuttavia si possono identificare almeno tre punti fissi per la narrazione aziendale:

  • raccontare la storia ma anche le persone che l’hanno fatta
  • raccontare la realtà aziendale e il suo rapporto con il territorio (posti di lavoro, attenzione all’ambiente, mecenatismo sportivo o culturale)
  • dare contenuti utili, sotto forma di suggerimenti, riferimenti normativi, portare esperienze di fruitori o consumatori

Lo scopo è quello di creare un appuntamento fisso con i lettori che aspettano una volta alla settimana o al mese (stabilire la cadenza di pubblicazione fa parte della strategia) ciò che verrà loro raccontato, come fosse un incontro reale fra due persone che si conoscono e si frequentano con regolarità.

Questa da parte dell’organizzazione dei contenuti, poi si passa alla scrittura.

Scrivere per gli altri

Anche in questo caso bisogna stabilire con l’azienda che tipo di tono si vuole adottare, che immagine si vuole dare con esso, da chi si vuole essere letti e di conseguenza che tipo di scrittura amano i lettori individuati.

Tutti punti che devono essere valutati con un’analisi preliminare che il consulente farà con l’azienda, consigliando e orientando le scelte in base alla propria esperienza.

Scrivere per un’azienda significa adottare uno stile sobrio, asciutto, il più possibile chiaro e mai noioso. Nulla vieta però che qua e là escano dei piccoli guizzi di originalità del linguaggio, non solo per non annoiare, ma per lasciare una vera e propria impronta del narratore anche all’interno di un testo istituzionale. Si può fare, con un buon equilibrio fra concetti seri e parole più disinvolte.

Scrivere per sè

Quando scrivo per me, non rinuncio alla forma, ma sono più rilassata nella scelta delle parole. Per contro faccio più fatica ad esprime i concetti perché mi riguardano da vicino e ho sempre mille paure a svelarmi (troppo o troppo poco). Scrivere per gli altri mi fa stare più sulle spine dal punto di vista della forma, ma sul contenuto mi sento più sciolta perché lo studio e ristudio prima di incominciare e so già quali sono i confini entro i quali restare.

Per sciogliere la testa e la mano della scrittura personale ho recentemente fatto il corso di Simona Sciancalepore “Pensieri Scritti”. Un percorso molto equilibrato fra trucchi di scrittura e empatia con la stessa. Un corteggiamento fatto di sentimenti e di regole, al tempo stesso. Un po’ come i fidanzamenti di una volta.

Man mano che abbiamo scritto, rigorosamente con carta e matita, durante la giornata i punti di contatto con la scrittura per lavoro sono apparsi via via più evidenti. È infatti difficile, togliere tutte le nostre tracce personali da ciò che facciamo per lavoro, il segreto sta nel dare le giuste proporzioni. Qui posso esser un po’ più io, là devo essere neutra o meglio far passare le emozioni di altri.

Un percorso molto interessante, che ti obbliga ad ascoltarti e ad ascoltare anche quello che scrivono gli altri, che ti sembrano tutti migliori di te, sempre. Poi torni a casa e ti rivaluti, soprattutto dici a te stessa “mi sono messa in gioco anche questa volta e ne è valsa la pena”.

Quindi dopo questo 55mo post ce ne saranno molti altri e soprattutto ne scriverò altrettanti per i miei clienti, con rigore e un pizzico di fantasia, che lasciarla a casa mi spiace un po’.