leggerezza delle parole nei testi

 

Per scrivere servono tecnica e emozioni; se queste restano impigliate da qualche parte scrivere è più difficile, almeno per me.
Ottobre, come immaginavo, è arrivato con il suo carico di sorprese e ha mandato un po’ all’aria la programmazione. Il bello di vivere in casa propria, ovvero di essere freelance, è che si può decidere di cambiare l’arredamento quando si vuole, quindi largo ai cambiamenti anche sul piano editoriale.

 

Facile o difficile?

In realtà per molti la scrittura è una medicina proprio nei momenti di difficoltà o di confusione, per me è esattamente il contrario: scrivo più facilmente quando sono tranquilla e soprattutto se ho le idee chiare.
Anche per i clienti preferisco scrivere a mente serena, quando lo faccio sotto sforzo sono la prima a percepire fra le righe la mancanza di fluidità, quindi evito.
Però, se quello che devo scrivere mi appassiona, mi coinvolge, ha il potere di portarmi lontano dal mio ristagno emotivo, mi metto a scrivere di gran carriera e snocciolo idee chiare e parole senza fatica.
Quale che sia lo stato emotivo in cui mi trovo, le parole esercitano su di me un fascino potente e spesso mi arrivano alle orecchie in modi inaspettati.

 

Sinapsi al lavoro

Qualche settimana fa una zia milanese si è sottoposta a una semplice operazione agli occhi. Mentre aspettavo di avere sue notizie ho iniziato a fischiettare dentro di me la canzone di Enzo Jannacci “Il Palo” , che racconta con un’ironia esilarante di un uomo che non ci vede e di mestiere fa il palo di una banda di rapinatori, vecchio stile.
La connessione fra gli occhi della zia e la canzone di Jannacci è evidente (Milano e il difetto di vista) e il passato mi è tornato in mente, sorprendendomi.
Incuriosita sono andata a riascoltare bene le canzoni di questo artista visionario e ho riscoperto il suo uso caleidoscopico delle parole.

 

Quanta verità in una canzone

Spesso nei testi di Jannacci vengono descritti fatti tristi con battute, dissociazioni fra parole e significati, soprattutto la musica è uno swing che mette allegria, orecchiabile, ballabile mentre i testi descrivono situazioni negative.
Nelle mie incursioni su Youtube ho ritrovato una canzone che avevo dimenticato e che si intitola “Il Bonzo”, un prete buddista, che in milanese significa anche un po’ uno sprovveduto.
Il motivetto mette in parallelo un uomo che si dà fuoco per protesta e la morte di molti italiani (emigrati dal sud) in una miniera in Belgio.
La storia è raccontata in prima persona da un uomo, che dichiara di non essere interessato a questi fatti perché tanto ha una bella casa, un lavoro, una macchina e una moglie.
Alla fine della canzone però la situazione si ribalta perché il narratore viene licenziato in tronco, perde la casa, la moglie lo lascia e si ritrova senza soldi, neanche quelli per comperare la benzina “per brusá (bruciare)”. Solo allora diventa sensibile alle battaglie per la libertà.
Se non si ascoltassero le parole sembrerebbe davvero musica leggera, le liriche portano man mano a inquadrare la situazione e dal distacco iniziale verso il “bonzo” che si dà fuoco per protestare contro la guerra in Vietnam e i ”terun” che asfissiano in miniera , si arriva a capire che la vita può girare per tutti e i privilegi, come la “casa con il bidet”, si perdono da un momento all’altro.
Coautori delle liriche sono Aurelio Ponzoni e Dario Fo, che spesso hanno collaborato con Jannacci per testi e musiche.
Riuscire a soffiare leggerezza nel racconto delle tragedie è una grossa arte e per me il veicolo migliore per far restare in testa ciò che si vuole esprime.

 

Paradosso e ironia

Il paradosso e l’ironia aiutano molto nella scrittura e credo possano essere utilizzati, con un sapiente dosaggio, anche nei testi professionali al posto dell’aziendalese, ovvero termini burocratici freddi e distanti da chi legge.
Questo non vuol dire stravolgere la natura di un’azienda portandola a indossare vesti giullaresche, certo che no; però si possono maneggiare con cura organizzazioni, traguardi, gerarchie, linee di produzione, reti vendita e amministratori delegati che fanno paura solo a nominarli.
Soprattutto si possono spiegare progetti e persone, restando fedeli alle specifiche tecniche senza rinunciare al calore delle parole, alle sfumature, alla semplicità.
Le parole avvicinano persone e concetti e più sono semplici più tracciano una strada dritta fra i due punti. Nascondersi dietro a parole arzigogolate e concetti fumosi non serve a guadagnare il rispetto delle persone ma a confonderle e alla fine allontanarle.
Inventare un prodotto che cambierà la vita di centinaia di persone e spiegarlo in modo sbagliato è come non aver creato nulla di buono. Una descrizione efficace deve essere chiara, semplice e veritiera. Se viene a mancare solo uno di questi requisiti la forza di una narrazione sarà annacquata e si perderà nel rumore di fondo che assedia le orecchie dei consumatori tutto il giorno e in ogni parte del mondo.
Credo si possa essere originali anche se colossi dell’industria, basta un dettaglio, che rende inequivocabile il messaggio che si trasmette.

 

Il mio impegno

L’anno scorso ho scritto un post che invitava a non dare nulla per scontato nel lavoro e mi riferivo a uno strumento di pianificazione.
Mi rendo conto, man mano che vado avanti nella mia professione che non solo è sbagliato supporre che i clienti conoscano gli strumenti di lavoro dei loro consulenti ma anche che i clienti capiscano al volo che cosa facciamo per loro, se non glielo spieghiamo bene, semplice e chiaro.
Ecco perché sono convinta che è sempre necessario curare il linguaggio: che si scriva per sé o per gli altri non c’è differenza, si deve lasciare il segno, essere ricordati per la propria originalità, anche linguistica.
Quando leggo un testo di qualcuno che seguo, riconosco la scrittura. A volte mi aspetto come metterà gli aggettivi, come userà la punteggiatura e questo mi piace, mi rassicura e so che non mi deluderà.
A inizio mese ho consegnato un business plan e la revisione testi di un sito.
Cosa hanno in comune? Raccontano, spiegano, fanno entrare nelle pieghe di una realtà che il lettore all’inizio non conosce e che alla fine amerà perché resta agganciato alle parole.
Questo è il mio lavoro e più mi ci infilo più mi piace, anche quando mi misuro con delle difficoltà.

 

Ma adesso scrivi e basta?

Questa domanda me la stanno facendo in tanti. E la risposta è no, non ho smesso organizzare, ordinare, dare priorità, verificare, poiché i clienti continuano a chiedermi questo tipo di aiuto.
Ho potenziato la scrittura perché so che posso portare leggerezza nei testi dopo che ho preso in carico e rassicurato chi si rivolge a me.
È un lavoro fatto di sfumature il mio e questo serve a far sentire accolti i clienti, così come loro stessi mi scrivono.
Se vuoi capire quale delle mie sfumature è più adatta a sostenere il tuo business, scrivimi e insieme capiamo come portare brio ai tuoi testi.

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