parole-importanti

Se non lo racconti non esiste, se non lo scrivi vola via. Per quanto l’immagine abbia preso il sopravvento sulla parola, fra foto, video e stories solo un’accurata descrizione di ciò che fai e ciò che sei, avrà un gusto e un valore durevole.

E allora bisogna lavorare sulle parole che ci rappresentano, a cui affidiamo il nostro lavoro, i nostri sforzi per creare qualcosa di tangibile o di immateriale.

Scrivere di sé è molto difficile, obbliga a guardarsi dentro, a setacciare le emozioni per selezionare quelle più rappresentative, impone un’oggettività e un’astrazione su cui non sempre vogliamo lavorare. E descrivere il nostro lavoro ne è la diretta conseguenza: attraverso cosa faccio, ti racconto chi sono e viceversa.

 

Facciamoci aiutare dal metodo

Per alleggerire un po’ questa ansia da prestazione possiamo ricorrere a tre tecniche che nella scrittura per il business funzionano sempre bene. Eccole qui:

 

La metafora

Inizio da lei perché sembra facile, ma richiede attenzione nell’usarla, altrimenti è un attimo che si facciano associazioni che portano il lettore dalla parte opposta a quella che desideri.
La metafora, spiega il valore di ciò che fai spostando l’attenzione dal prodotto o servizio alla percezione che questo porta con sé. Ad esempio, se vuoi parlare di un paio di scarpe, anziché descriverne la fattura, usa una metafora per suggerire la sensazione di leggerezza che le scarpe donano ai piedi di chi le indossa. Si tratta di condurre con le parole a intuire ciò che il prodotto porta dentro di sé, il suo mondo e valore simbolico.

 

L’esempio

Questo è più facile, l’ho appena usato per farti capire la metafora. Là dove la teoria non sembra sufficiente a farti capire, vai di esempi. Non c’è limite, a mio avviso non stancano mai, anzi più rendi esplicito ciò che fai attraverso gli esempi, più chi ti legge ha possibilità di immedesimarsi in uno degli esempi che fai. Per tornare a quello delle scarpe, puoi supportare la tua metafora sulla comodità con esempi che spiegano nel dettaglio perché la calzata è confortevole, come hai concepito il sostegno dell’arco plantare, perché la pelle e la sua lavorazione lasciano il piede fresco anche in estate e così via.

 

L’empatia

L’empatia è quella capacità che devi tirare fuori per accorciare il più possibile le distanze fra te e il tuo cliente. Devi immedesimarti nei suoi piedi, capire che problemi ha, che speranze ripone nel tuo prodotto, come compie le sue scelte di consumo. Così, quando descriverai ciò che crei, risponderai in modo naturale, perché ti sei messo nelle sue scarpe per capire che scarpe cerca!

 

Le mie basi

Qualche trucco strada facendo l’ho imparato anch’io, che sono un po’ naïve, arrivando sempre un pelo dopo a capire che la strada che sto percorrendo è quella giusta (non so se è una buona stella a guidarmi oppure un buon intuito oppure un fattore C, che non disdegno mai).
Fatto sta che sono tre i pilastri sui cui si fonda l’architettura delle mie parole:

 

Scaletta

Parto sempre dalla scaletta, altrimenti è come se mi mancasse il corrimano a cui aggrapparmi mentre scrivo. Fisso i punti che voglio toccare, organizzo la loro sequenza per dare un ritmo logico a ciò che scrivo (esagero: dimostro) e li rileggo per verificare di aver messo nero su bianco tutto quello che avevo in mente nella fase creativa.

 

Focus

Eccolo qui, lui non manca mai, perché è un attimo perderlo e finire a parlare di colombe a Natale e panettoni a Pasqua.
Come si fa a non perdere il focus? Per me togliendo, ovvero eliminando tutto quello che pensi di aggiungere per risultare più chiaro. Vai dritto a quello che devi dire, non allungare il brodo e poi quando sei sicuro di aver scritto l’essenziale, cerca sinonimi, aggettivi (non troppi) che abbelliscano il testo, ma non di più. Ho detto che tanti esempi rendono chiaro ciò che spieghi, ma non che ti servono tante parole o frasi arzigogolate, per scriverli. Poco e chiaro è sempre la regola migliore, se scriviamo di lavoro. In letteratura è tutta un’altra musica.

 

Domande come se piovesse

Io le uso tanto, sono la mia stampella preferita. I quesiti mi aiutano a entrare uscire dal problema, ovvero mi pongo la domanda come fossi il cliente e do la risposta come chi fornisce la soluzione. Una schizofrenia utile che porta a entrare nel profondo nei bisogni degli altri. Quindi mi chiedo sempre: sono stata chiara? ciò che scrivo è utile?

Ora ti faccio lavorare un po’, ti va? Ho riempito questo post di metafore, se ti va cercale e dimmi se ti sembrano chiare. Se non hai tempo, non ti preoccupare, non si vince nulla questa volta. E se di tempo ne hai poco, la parola scritta proprio non è il tuo forte, la metafora ti riporta ai banchi di scuola in cui contavi i minuti e secondi che ti separavano dalla campanella della ricreazione, beh rilassati, ci sono io che posso scrivere per te.

A me piace, perché la parola scritta porta chiarezza, avvicina le persone, spiega quello che a voce a volte si perde (guarda la foto e dimmi se non ho ragione!). Quindi se sei già in modalità vacanza, ma hai ancora da scrivere tutto il tuo sito, scrivimi (unica fatica che ti chiedo!) e al resto ci penso io.

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