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Il primo post del 2019 parte dall’osservazione di un fenomeno riscontrato l’anno scorso.
Nell’arco dei mesi ho osservato come nel mio mondo di riferimento, ovvero clienti, amici e contatti generici, le persone si dividano equamente in due gruppi: in uno, quelle che tengono molto a raccontare ciò che fanno (nelle varie forme della comunicazione moderna), nell’altro quelle che stentano a divulgare il proprio operato, pur avendo contenuti molto interessanti da condividere.

Le prime si può dire che urlino, le seconde bisbigliano; entrambe mi mettono in difficoltà perché il troppo rumore mi sopraffà, ma anche sforzarmi per sentire mi affatica (a una certa età, si sa che non si è mai contenti).

Da un punto di vista professionale, ogni volta che si è trattato di clienti, ho lavorato molto per incoraggiare a far uscire questa voce, che ritengo abbia tutto il diritto a uno spazio nel mondo.

 

Perché tirare fuori la voce

Essere bravi a fabbricare un paio di scarpe, importare caffè pregiato o consegnare pacchi in tempi rapidi non è più sufficiente. Per poter essere scelti, in mezzo a mille altre offerte di prodotti e servizi analoghi, è necessario spiegare, con la propria voce appunto, quello che si fa e come.
So che sto scrivendo una cosa che è stata detta credo in centinaia di altri modi da tante altre persone, ma se lo faccio è perché continuo a trovare professionisti e aziende molto capaci nel loro lavoro che non si fanno scappare una parola di bocca sulla cura che mettono nel confezionare ciò di cui si occupano.
E così mi capita di scoprire per caso chi offre un servizio che mi servirebbe o chi crea un manufatto che mi piace.
Soprattutto, scopro che chi non tira fuori la propria voce ha paura di non essere come gli altri, come “quelli che si raccontano bene”. Ed è proprio questo il punto: non c’è chi si racconta bene e chi si racconta male, ma chi, secondo me, sa far uscire il suo timbro e non si omologa.
Io credo che, a prescindere dall’utilità di illustrare ciò che si fa per poterlo vendere, sia bello sentire squillare una voce originale, che spieghi con passione, tecnica, chiarezza ciò di cui ha scelto di occuparsi per vivere. Se si parte da questa voglia di genuinità, credo che cada anche quel velo dietro al quale in molti si nascondono e che si riassume in “ma io non ho niente da dire”.
Se si mette personalità, ognuno di noi ha qualcosa da dire. Vale anche per le aziende.

 

Come farla uscire

Non è facile, mi rendo conto, far emergere queste voci sommerse, di realtà operose che fino a oggi non avevano preso in considerazione di doversi raccontare per farsi percepire, se non attraverso i propri prodotti o servizi. Le storie per me sono dappertutto, anche dentro una fattura o un foglio excel, vanno tirate fuori e devono essere originali, non scimmiottate da quelle di altri.
Per far affiorare i primi contenuti e prendere confidenza con la propria narrazione, a mio avviso vale il buon vecchio consiglio delle liste di cose concrete: cosa so fare, come lo faccio, quali prodotti o servizi offro, ecc.
Avere uno schema è un buon corrimano a cui appoggiarsi e poi serve tanto allenamento, che permette di migliorarsi, per poi inserire la fantasia, azzardare qualcosa di nuovo e testarlo.
Un passo alla volta lo si può fare, a una sola condizione, anzi due: deve interessare farlo e si deve raccontare qualcosa di proprio, non di pescato nel mucchio.
Questi sono i primi passi che tutti possono intraprendere e che consiglio di provare perché dà molta soddisfazione tirare fuori lati di sé che non si conoscono. Il passo successivo è far diventare questa narrazione qualcosa di professionale, che resti originale ma che segua regole di comunicazione e diffusione efficace.
Per questo è necessario passare dal fai da te all’aiuto di un professionista che deve saper cogliere la voce originaria per travasarla nel modo più adatto nei contenitori in cui le aziende e i liberi professionisti vengono cercati (siti e social network). Questo è uno dei compiti che come Assistente Virtuale amo di più svolgere e se sei così bravo da fare tutto da solo posso anche offrirti un servizio di revisione dei tuoi testi, perché è molto utile farsi leggere e correggere da qualcun altro.

 

Qual è il vantaggio di raccontarsi?

Io credo che il vantaggio sia duplice, da una parte ci si sfida a fare qualcosa di nuovo e di diverso, dall’altro ci si fa conoscere e apprezzare.
E questo vale tanto per un professionista che per un’azienda, dove è più difficile trovare una persona che abbia la capacità di narrare, ma che potrebbe conoscere tutta la storia dell’impresa da passare a chi la trasforma appunto in un racconto originale e utile a promuovere l’attività.

Quindi che tu sia un libero professionista o un’azienda, tira fuori la tua voce, insieme troviamo l’intonazione giusta per farla arrivare ai tuoi clienti.