Tre domande a Raffaella Monzani - Elena Augelli

Raffaella Monzani

 

Raffaella Monzani, CFO di un’importante azienda del settore energia, è l’ospite che ho scelto per dialogare di differenza, tema di marzo su questo blog.

Raffaella è per me un’amica e prima di tutto un esempio, di come appunto si possa fare la differenza.

Ci separa lo scarto di un anno e un percorso di vita molto diverso. Raffaella ha avuto le idee chiare fin dall’inizio, quando ha scelto di fare gli studi in Bocconi, invece che quelli in Storia, sua passione al liceo. Il motivo? Costruire una solida indipendenza economica, a cui è arrivata specializzandosi in finanza per le aziende.
Come dice lei “i numeri danno sicurezza, ancorano a terra, sono l’espressione della concretezza in un’azienda”.
Sua è la responsabilità del controllo di gestione, un lavoro fatto di relazione e di analisi. E nelle relazioni Raffaella ha messo tutte le sue capacità personali oltre che professionali, entrando fin dalla nascita nel board di PWN MilanoPrefessional Women Network.
Raffaella continua a nutrire il suo lato umanistico facendo teatro, partecipando a gruppi di lettura, approfondendo gli studi di storia, facendosi mentore per donne all’inizio di carriera, seguendo percorsi di coaching.

Una crescita personale che le permette di avere un approccio ampio e preciso anche in campo professionale.

Da controller è diventata in breve tempo CFO, la figura che rende attuabili i sogni degli amministratori delegati, riportandoli alla realtà numerica.
Si definisce “un’anima comunicativa e creativa, combinata con la razionalità e la sintesi dei numeri”.
Io di Raffaella conosco questi aspetti, uniti a una grandissima generosità di ascolto e di aiuto, fin da quando ci siamo conosciute pre-adolescenti con differenti sogni per la testa e due mamme con una spiccata attitudine al comando!
Le nostre strade si sono incrociate spesso, a volte su rettilinei a volte su tornanti. Ho sempre ammirato la sua lucidità di scelta e la capacità di perseverare, con successo, in un mondo maschile, facendo la differenza con il suo punto di vista.

Ecco perché Raffaella è per me l’interlocutrice speciale a cui ho posto le tre domande di marzo.

 

La differenza può essere un punto di partenza nel campo professionale?

La differenza è il punto di partenza sempre nella vita professionale e nel privato, ambiti che per me sono uniti e non disgiunti.
Si è come si è, sempre. Sono i canali di espressione e di comunicazione che cambiano.
Pensare in modo diverso, trovare soluzioni inusuali, relazionarsi in modo differente perché si hanno infinite sensibilità.
Non bisogna mai omologarsi, bisogna sempre avere spirito critico, certo costa tutto molta fatica.
Combattere per affermare le proprie idee è faticoso, spesso non è considerato un valore, vieni percepita come una persona che dà fastidio.
Bisogna essere convinti delle proprie idee e affermarle, fare spallucce al giudizio degli altri.
Alla fine della giornata bisogna sempre essere soddisfatti di non aver negato se stessi, anche se non sempre le battaglie si vincono.
Attenzione però che la diversità (e la sua affermazione) sia autentica, non una semplice postura, perché altrimenti diventa stucchevole, di nessun valore aggiunto, anzi può addirittura nuocere all’organizzazione in cui ci si trova inseriti.

 

Come gestire la differenza fra ciò che si è e ciò che si aspettano gli altri da noi?

Difficile gestire l’autentico sé dalle aspettative di chi ci circonda, spesso è difficile anche distinguerli.
Forse il segreto è aver sempre ben presente i propri obiettivi, i propri sogni e non mollare mai.
Spesso si confonde il percorso con la meta, una volta che si è capita la differenza, le aspettative altrui devono diventare deviazioni momentanee sul percorso, mai la meta, mai i propri sogni e i propri valori.
Vale sia nella vita professionale che nella vita privata (sempre perché noi siamo un tutt’uno).

 

Hai mai avuto problemi di differenza di salario, a parità di incarico lavorativo, rispetto a un uomo?

Diversità di salario tra uomo e donna sono all’ordine del giorno. Al momento non soffro di diversità di salario con i miei colleghi, sono fortunata, ma ho sempre combattuto, mi sono fatta avanti e ho chiesto, ho cambiato lavoro quando non ho ottenuto quello che volevo. Ho sempre confrontato il mio salario per capire se mi collocavo nell’intervallo di riferimento per la posizione che occupavo o che mi offrivano. Non sono mai stata nella parte alta dell’intervallo, ma comunque all’interno. Non è facile, ma bisogna lottare e farsi avanti per incarichi, posizioni, anche se non si è perfetti per quel ruolo, non si è soli ci sono i team, impariamo a usarli!

Sapevo che nelle risposte di Raffaella avrei trovato dei temi che mi stanno a cuore, non ultimo quello di chiedere, farsi avanti e lavorare in team per avere e dare sostegno. Nella diversità c’è la ricchezza, lo scambio.

Anche quando si sceglie una consulenza bisogna pensare a cosa ci serve, come può aiutarci a fare la differenza. Non tutte le consulenze sono uguali, molti i fattori che intervengono per scegliere quella più adatta a noi e al nostro business.

Io ho scelto di portare chiarezza nelle strategie di business attraverso le parole, la scrittura di progetti efficaci e la narrazione aziendale. Tu come vuoi fare la differenza per la tua azienda?

Se ti incuriosiscono queste conversazioni, qui trovi quella sulla chiarezza con Anna Regge e qui quella sull’identità con Rocco Aliberti.