Tre domande a Rocco Aliberti - Elena Augelli

Rocco Aliberti e Ljuba Davie

 

Ho conosciuto Rocco Aliberti al Freelance Camp nel 2017 (a proposito il 19 marzo ci sarà la nuova edizione online, ci sono ancora posti).
Due i punti in comune, la sua compagna e mia adorata web designer Ljuba e la Francia che Rocco aveva appena lasciato per iniziare a vivere e lavorare con Ljuba. Insieme vegliano e migliorano il mio sito costantemente.

Ho chiesto a Rocco di rispondere a tre domande sull’identità che lui, nascosto nella cabina di regia, crea per i clienti attraverso un codice, quello che rende unico ogni sito.

Prima però due parole su Rocco e il suo percorso di sviluppatore, che ha avuto chiaro fin dall’inizio, quando dopo gli studi è approdato alla community di WordPress, a cui deve anche l’incontro con Ljuba.

Senza che Rocco me lo dicesse, io me lo sono immaginato sviluppatore da sempre. Forse per il suo carattere schivo, adatto a lavorare dietro le quinte, forse per quel guizzo di fantasia che ci vuole per scrivere codici e gestire sistemi complessi.
Fantasia che Rocco ha amalgamato perfettamente con l’organizzazione di Ljuba, forse sorprendendosi un po’ anche loro stessi per come sia stato naturale trovarsi, convivere, comprare casa e infine lavorare gomito a gomito.
Due anime complementari che garantiscono precise identità a ogni sito che mettono online, la cui lavorazione è sempre meticolosa, a iniziare dal primo questionario per capire i bisogni delle loro clienti (di prevalenza donne freelance).

Vivere insieme li ha portati a condividere anche passioni che prima erano solo di uno: oggi Rocco ascolta i suoi amatissimi vinili con il gatto Merlino acciambellato sulle gambe e Ljuba ha imparato, se non proprio a apprezzare, almeno a guardare con aria incuriosita i tanti dischi della collezione di Rocco.
Il risultato? Merlino che era un gatto “zero coccole” ora è tutto uno strusciare ai piedi di Rocco e Ljuba che guardava con sospetto la musica degli anni 60 e 70 ora le concede una chance.

Se non si è capito è difficile parlare di Rocco senza parlare di Ljuba, insieme fanno l’unità perfetta dell’informatica (e della vita) per i loro clienti.
Rocco mi ha confessato che Ljuba è solita dire che grazie alla collaborazione con lui può realizzare i sogni delle loro clienti, anche quelli che inizialmente sembrano irraggiungibili. Entrambi sanno che <<un modo sicuramente c’è e visto che c’è, insieme lo troviamo>>.

Io trovo in questa frase tutta la poesia del loro lavoro e la sicurezza che danno alle loro clienti, di cui costruiscono precise identità.

E sull’identità racchiusa in un codice ho posto le mie domande a Rocco.

 

Secondo te identità personale e professionale coincidono?

Sì, se hai la fortuna di fare un lavoro che ti permette di esprimere la tua identità personale senza compromessi.
Sicuramente le due si influenzano a vicenda, si condizionano. Io per esempio non mi definisco un programmatore, ma uno che di mestiere fa il programmatore.
Ma è davvero così? La forma mentis modellata dai miei studi e poi dal lavoro di tutti i giorni si esprime solo in ambito lavorativo? Difficile… Credo che le due identità siano sovrapponibili per larghi tratti, che sarebbe ingenuo pensare possano coincidere e infantile essere convinti di poterle tenere separate.

 

Come si crea e esprime l’identità professionale attraverso un codice?

Penso di poter rispondere a questa domanda indirettamente, partendo da cosa penso che sia l’identità professionale di chi fa il mio mestiere.
Certo lo stile, l’aggiornamento professionale, l’essere sul pezzo insomma, sono componenti fondamentali dell’identità professionale.
Ma penso che, più di ogni altra cosa, questa identità sia definita da quanto si sia disposti ad allontanarsi dalle scorciatoie, dal “basta che funzioni”, scusa Woody (Allen).
Per esempio, se per realizzare qualcosa devo usare stratagemmi che so già che non dureranno a lungo, piuttosto ci rinuncio – cliente permettendo.
Quindi, credo, che più che attraverso un codice, è attraverso le scelte che stanno a monte che si crea ed esprime l’identità professionale.

 

Come si porta dal back-end al front-end l’identità dei clienti?

Nella maggior parte dei casi, quando lavoriamo allo sviluppo di un sito web, la separazione tra sviluppo back-end e front-end non è poi così netta: lo sviluppo back-end è finalizzato a ciò che poi deve arrivare a chi visita il sito.
In questi casi è ciò che vogliamo ottenere nel front-end che guida lo sviluppo back-end, il quale segue un processo meno creativo.
Con lo sviluppo back-end posso far accadere nel front-end quello che Ljuba o il cliente desiderano.
L’obiettivo mio e di Ljuba è di creare siti che, oltre ad essere facilmente navigabili e belli da vedere, rispecchino il più possibile non solo i desideri ma la personalità dei nostri clienti.
Che siano una proiezione della loro identità, personale e professionale.

 

Lavorare all’identità dei propri clienti è una grossa responsabilità. Bisogna saper ascoltare, guidare nelle scelte e proporre soluzioni adatte e coerenti per ognuno di loro.
Rocco e Ljuba lo fanno mettendo online siti perfettamente funzionanti e originali, io lo faccio costruendo consulenze e studiando parole chiare per ogni cliente.

Marzo porta a un nuovo tema, con chi farò la prossima chiacchierata?

 

Foto: Marzia Allieta, fotonarratrice