libro la treccia

 

Aver bucato la scadenza di lunedì scorso con il post mi brucia ancora, ma in fondo solo due giorni fa. È stata la prima volta dal 16 ottobre 2016 che sono andata online con il sito, pausa estiva a parte.

Non ne faccio una questione di orgoglio, mi è proprio mancato il momento in cui raccolgo le idee e le passo dalla testa alla tastiera.

Nel mezzo sono successe un po’ di cose, a iniziare da una lettura che mi ha catturato nel weekend. Ho letto tutto d’un fiato il romanzo di una scrittrice italo-francese, intitolato “La Treccia”.

Tre donne che vivono in continenti diversi e devono affrontare (non possono sottrarsi, o forse sì ma decidono di non farlo) le loro difficoltà abbracciandole, con grazia tutta femminile.
Ognuna trova soluzioni a ostacoli importanti e le loro vite, dopo vari giri, si incontreranno come le ciocche di una treccia, da cui il titolo.

La durezza della società indiana, che impone ancora la divisione in caste e l’umiliazione per gli intoccabili, vale quanto la spietatezza del mondo del lavoro in Canada per una donna avvocato, che deve rompere il tetto di cristallo e sacrificare tutto per avere la posizione che le spetta. C’è anche un pezzo di Italia del sud, pieno di pregiudizi, raccomandazioni a tutti i Santi, con famiglie tutt’altro che perfette. Forse, fra le tre, quest’ultima è la storia che picchia meno nello stomaco, ma anche sotto la carezza del sole di Sicilia, la vita è tutt’altro che facile.

Donne, ancora una volta sono loro a decidere, a muovere le energie, a prendersi carico.
Forse è vero, si trova ciò che si cerca (e viceversa non si trova quello che non si vuol trovare).
Io incrocio sempre storie di donne, nei libri come nella vita. E mi piace, ne traggo forza e esempio.

Accanto a me, nella vita reale, potrei fare più di un nome di donne eccezionali che combattono, anzi semplicemente conducono, la loro quotidianità con un bel sorriso. Portano le loro fatiche in giro e non si risparmiano.
Mi chiedo come fanno, cose le mandi avanti. Alcune hanno mariti e compagni, altre no.

Non è questa la discriminante, anche se avere un affetto a cui tornare è bello, piacevole, completo.
La forza delle donne che incrocio non sta nei loro affetti, ma in loro stesse. Mi azzardo a dire che potrebbero essere i compagni a prendere la loro forza e non viceversa.

Non è però corretto parlare solo di forza, perché nelle donne c’è tanta dolcezza, svelata o celata, ed è questo il vero vantaggio che hanno rispetto al resto dell’umanità: un occhio amabile, come una luce radente, che permette di vedere anche quello che non è palesemente visibile.
Anche fra le mie clienti tante donne, tutte pugnaci, che portano a casa risultati mettendosi in gioco e cercando soluzioni. Ecco proprio questo: cercare soluzioni a ciò che sembra insormontabile, inaccessibile, impenetrabile.
Le donne invece ci arrivano, si intrufolano, fanno breccia.

Mi piace sottolineare questa capacità femminile, anche se so che non è un mondo perfetto quello delle donne, che prima di tutto sono esseri umani, con pregi e difetti, capaci di comprensione ma anche di durezza.

Ecco ho rimediato (solo con me stessa, lo so) alla scadenza di lunedì che ho mancato. L’ho fatto raccontando una storia, che sembra non c’entrare con il mondo del lavoro ma che in realtà è totalmente connessa con questo.
Come ho detto le mie clienti sono donne capaci che passano dal produrre biscotti buonissimi a essere manager di tre attività contemporaneamente, portano avanti negozi, studi di consulenza, progetti sociali, pubblicazioni. Un caleidoscopio di impegni in cui non si risparmiano, si ingegnano e delegano , con la lungimiranza di sapere che tutto da sole non possono fare.
E io le aiuto con le parole, con i numeri, con le idee.